Sant'Elia, il progettista che disegnò Milano in anticipo di cent'anni

Alla Triennale la mostra «Il futuro delle città» sul designer morto sul carso a soli 28 anni

Simone Finotti

Visse 28 anni appena, ma si prese tutto il tempo che poté per giocare a immaginare il futuro in punta di matita. E tracciare i profili di quelle che, un secolo più tardi, sarebbero diventate le città del nostro presente: alti palazzi comunicanti con vertiginosi ponti esterni, moderni tunnel urbani per decongestionare il traffico, interscambi di mezzi, stazioni aero-ferroviarie con funicolari e ascensori, audaci voli di aeroplani sullo sfondo di slanciati grattacieli. Hangar per dirigibili, enormi alveari abitativi, edifici di culto monumentali. Vetro e acciaio ovunque, inno alla leggerezza che la spunta sul ferro e sulla pietra.

I contemporanei ne furono sorpresi, ma in fondo non capirono: pura utopia, troppo anche per l'autore di un manifesto dell'Architettura futurista (elaborato a Milano e poi apparso nel 1914 sulla rivista fiorentina Lacerba). Ma nella Milano dell'Expo, di piazza Aulenti e dell'Unicredit Tower, di Citylife e del nuovo Portello, i suoi sembrano i disegni di un profeta. Nato a Como nel 1888, stroncato nell'ottobre del 1916 durante un assalto nel fango di quelle maledette trincee carsiche da cui Ungaretti lanciò il suo canto scarnificato e straziante, il geniale architetto Antonio Sant'Elia viene celebrato in Triennale, a cento anni dalla morte, nella visionaria mostra «Il futuro delle città», da oggi all'8 gennaio 2017 (ingresso libero), promossa dalle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Milano e di Como, dal Comune di Como e dalla Triennale.

Attraverso un nutrito corpus di disegni e progetti originali, riprende vita in un allestimento ad hoc il progetto Città Nuova, poi Città Futurista, lo studio per una metropoli del futuro a cui il giovane Sant'Elia lavorò a partire dalla primavera del 1914, poco dopo essersi allontanato dai binari della formazione accademica. «Noi dobbiamo inventare e rifabbricare la città futurista simile ad un immenso cantiere tumultuante, agile, mobile, dinamico in ogni sua parte», scriveva in quei mesi. Le tre sezioni della mostra, ideata da Alessandra Coppa, Maria Mimmo e Valentina Minosi, spiegano alla perfezione cosa intendesse.

La prima, a cura di Ornella Selvafolta, è dedicata al contesto della formazione di Sant'Elia, che proprio a Milano trovò un ambiente ideale ed entrò in contatto con le idee futuriste. In quegli anni studiavano qui, delusi in egual misura da realismo e simbolismo, artisti poliedrici come Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Gerolamo Fontana, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Mario Chiattone, Carlo Erba e Giovanni Possamai. Viene messa a fuoco una città in piena trasformazione edilizia e urbanistica, già polo d'avanguardia che dialogava con l'estero, si rinnovava e diventava il motore economico e tecnologico del paese. Era la Milano della grande trasformazione, capace di raddoppiare in 30 anni la popolazione: dai 315mila abitanti del 1881 agli oltre 600mila del 1911, con un progressivo incremento della superficie fabbricata e delle abitazioni, da 260mila a 480mila. Cuore della mostra è la seconda sezione, a cura di Alberto Longatti, dove si entra in contatto diretto con il pensiero e la matita dell'architetto comasco. Qui si trovano raccolti 40 disegni originali, provenienti dalla Pinacoteca di Como e da collezioni private. Il criterio è quello funzionale: centrali elettriche, macchine, stazioni, edifici, ponti, veicoli su rotaie, montacarichi, tapis roulants, lampade e scritte pubblicitarie animano le sale centrali vestite di una grafica essenziale e stilizzata, dialogando con una serie di modelli realizzati dagli studenti del Politecnico. Infine arriva il «dopo». Da Renzo Piano a Winy Maas, da Steven Holl al più giovane Vincent Callebaut, in tanti, più o meno direttamente, si sono ispirati all'opera di Sant'Elia. Un'eredità indagata nella terza sezione, curata da Fulvio Irace e Matteo Agnoletto, in cui Milano torna protagonista, tra XX e XXI secolo, delle visioni di Sant'Elia. Con una chiusa simbolica: un'installazione-totem, omaggio di Alessandro Mendini al maestro.