SARA SIMONI La promessa che ama Philip Roth, il karate e un assolo di chitarra

Finalista al Chiara Giovani 2013, quinta posizione. Nel 2011 prima semifinale al Campiello, e oggi si bissa con La finestra, «uno sguardo sorprendente sul mondo». Sara Simoni, 21 anni, di Samarate nel Varesotto, di racconti ne sa qualcosa: «Ho iniziato poco dopo l'abc, da piccolissima. E alle medie ho deciso che avrei fatto la scrittrice. Partecipo a molti concorsi, anche per e-book». La formazione è letteraria, senza sconti: «Liceo classico, Lettere classiche, in vista una tesi in letteratura italiana».
Ma i piedi sono ben piantati a terra, proprio come prescrive il karate, che pratica quando posa la penna e non suona la chitarra: «Mi rendo conto che è difficile vivere di lettere, tutti quelli che conosco fanno anche altro». Lo stile è asciutto, la lima impietosa: «Ricerco l'essenzialità, la scrittura ridotta all'osso».
Ma come si diventa scrittori? «È importante essere autocritici, impegnarsi. E leggere instancabilmente». L'ultimo libro? «Philip Roth, Il teatro di Sabbath: mi ha aperto un mondo». Tra gli italiani di oggi, ama la fantasia di Michele Mari.