SCALA

Incredibile ma vero. Dopo un calvario durato undici anni in cui la «Fabbrica del vapore» - l’ex ditta ferroviaria destinata alla creatività giovanile - ha rischiato di restare un’eterna incompiuta, ora il sogno potrebbe finalmente realizzarsi. Merito di chi, nonostante i tagli e spesso l’indifferenza della città, ha creduto fino in fondo nella sua vocazione di cittadella-laboratorio e ora si appresta a inaugurare il progetto forse più ambizioso: un programma di residenze per artisti internazionali di tutte le discipline che potranno soggiornare e produrre nei padiglioni della ex Carminati e Toselli per periodi da tre a sei mesi, con l’obbiettivo dare vita a borse di studio e scambi con istituzioni straniere. Mario Gorni, fondatore dell’organizzazione associazione culturale «Careof» (dall’inglese «prendersi cura di») ha fatto di necessità virtù sfruttando una palazzina Liberty recentemente ristutturata dal Comune e adiacente alle due stecche occupate dalle associazioni che vinsero il bando nel lontano 2000. Fino ad oggi Careof, al fianco dell’Archivio Viafarini, si è dedicata alla promozione della ricerca artistica contemporanea attraverso mostre, eventi, workshop e conferenze. «Quella palazzina era inutilizzata e allora abbiamo chiesto a Palazzo Marino di farne stanze con bagno, parti comuni e laboratori per ospitare professionisti di arti visive, design, architettura, danza e teatro che possano sviluppare qui i loro progetti mettendosi in relazione con enti, aziende e partner culturali». Una sorta di centro studi capace di attirare creativi da tutto il mondo.
Le residenze sono in tutto cinque e i primi artisti sono in arrivo. Un progetto che, considerata la natura del complesso di via Procaccini, si porrebbe sulla falsariga delle grandi istituzioni no profit internazionali. «Per farlo funzionare però servono fondi - dice Gorni - e, vista la congiuntura, cercheremo di mettere a punto accordi con istituzioni straniere e sponsor privati per ottenere borse di studio; l’affitto della palazzina costa e non è pensabile far pagare gli artisti».
Il «FDV residency program» potrebbe essere il primo passo per il rilancio della cittadella che lo scorso marzo ha inaugurato la cattedrale centrale, tremila metri nuovi di zecca dedicati a spazio espositivo ma, di fatto, dal futuro incerto. Dopo la serata inaugurale, la struttura ospita da maggio una grande installazione della star anglo-indiana Anish Kapoor: artista blasonato ma che con la creatività del territorio non c’entra davvero nulla. E il rischio che la cattedrale si trasformi nell’ennesima lokèscion cittadina è tutt’altro che repentino, anche perchè sul dopo-Kapoor è nebbia fitta. Ma Gorni ha le idee chiare: «La cattedrale dovrebbe essere destinata alla sua vera funzione, quella di fare da “palcoscenico“ alle attività di tutte le associazioni culturali e artistiche del territorio. E a nome della FdvLab - il coordinamento delle associazioni di Fabbrica del Vapore - abbiamo chiesto al Comune la gestione e la programmazione dello spazio. Per far fronte ai costi speriamo nel sostegno di Fondazione Cariplo a cui abbiamo già presentato il progetto. Speriamo».