Scala, aumenti per 11 milioni: gli orchestrali (delusi) scioperano

Soldi ai lavoratori dilazionati in 4 anni. Ai maestri non basta e le prime restano a rischio

Undici milioni e mezzo di aumenti in quattro anni. È stato chiuso su queste somme l’incontro per il contratto integrativo della Scala. «Una soluzione positiva» secondo Cgil, Cisl e Uil, i sindacati confederali che lo hanno firmato ieri sera dopo tre ore di incontro. L’accordo sarà sottoposto ai lavoratori in autunno, perché l’assenza dalle trattative della Fials (il sindacato autonomo di musicisti e orchestra) impedisce che sia immediatamente operativo. La Scala era presente con direttore generale e direttore del personale (mancava il sovrintendente, Stéphane Lissner) e l’intesa è stata appunto chiusa su undici milioni e mezzo per i quattro anni 2008-2011, scaglionati e a partire dal gennaio 2008. Spiega Domenico Dentoni della Uil: «I soldi saranno distribuiti rispettando le diverse professionalità. Abbiamo ripetuto l’accordo del 2000. Per un professore d’orchestra ci saranno 5mila e 100 euro di aumento a regime nei quattro anni. A settembre lo sottoporremo ai lavoratori con assemblee in tutto il teatro». Nessun contatto con la Fials, che da sempre però è contraria ai criteri di divisione adottati, ritenuti «non equi», e che ha abbandonato il tavolo per protesta.
Ieri Sandro Malatesta ha ribadito le perplessità sul modo in cui è stata condotta la trattativa. «Questa non è vita» sentenzia il leader della Fials, il sindacato autonomo degli orchestrali. Le proteste per gli orari di lavoro sono pesanti almeno quanto quelle economiche. Come scrivono i dipendenti della Scala in loro documenti interni, «siamo teatranti non panificatori», «chiediamo di non fare più di quaranta notti l’anno» e «i sacrosanti aumenti che attendiamo da anni devono essere accompagnati da un miglioramento della normativa». Malatesta è in vacanza, dopo aver rotto le trattative dieci giorni fa non si è nemmeno presentato all’incontro di ieri con i confederali: «Ne riparliamo a settembre, ma per noi vale ciò che abbiamo già deciso». E cioè uno sciopero su tutte le prime tre rappresentazione, incluso il Don Carlo di Verdi che il 7 dicembre aprirà la stagione 2009 del Piermarini.
Malatesta insiste nel chiedere aumenti più consistenti per musicisti e coro («il venticinque per cento dei nostri iscritti è del coro» precisa), ma punta molto anche su una migliore organizzazione del lavoro e della vita. Due i principali punti di dissidio. Il primo riguarda i mancati intervalli: i tempi dello spettacolo si riducono e la direzione chiede che i trenta minuti di lavoro in meno siano recuperati al mattino. E poi c’è la questione dell’orario per il coro. «È necessaria una programmazione mensile, che si può anche cambiare due o tre volte al mese, ma non tutti i giorni come chiedono dal Teatro».