Scala, i milioni a Lissner non scuotono Pisapia «Il mio voto? Non conta»

Pisapia si arrampica su una scala di specchi. E cerca di mettere le mani avanti sul «caso Lissner» che ha indignato il mondo della politica, e non solo, negli scorsi giorni. «Io non c'entro» la parola d'ordine che ripete più spesso durante il suo intervento. «La Scala è una fondazione autonoma, quindi per statuto - spiega - il voto del presidente, che è il sindaco, vale uno, esattamente come tutti gli altri. Non si tratta di una partecipata - ripete - e per statuto il sovrintendente ha tutti i poteri, come l'amministratore delegato di una società». Tradotto: «Nessuno ha il potere di imporre tagli ai compensi dei dirigenti» specifica Pisapia. Questa l'eloquente premessa per mettere subito in chiaro i suoi scarsi poteri sia sullo stipendio del numero uno del teatro, che «su invito si è autoridotto il compenso» che sull'impossibilitò di avere dalla Scala tutti gli stipendi del personale, come chiede il vicepresidente del consiglio comunale Riccardo de Corato in nome della trasparenza.
A proposito del megastipendio di Stephane Lissner, che si è dovuto ridurre, come tutti i dirigenti del Piermarini, del 10% la parte fissa (449mila scesi con il rinnovo del contratto a 435mila) e del 20% della parte variabile (da 150mila euro passa a 120mila), il sindaco ha voluto sottolineare la sua estraneità al contratto capestro rinnovato dalla precedente amministrazione. «Quando sono arrivato nel 2011 io ero l'unico nel cda a non aver votato quella delibera» ha ribadito. Il 14 dicembre 2009 - spiega nella sua relazione - sono stati decisi gli emolumenti per il sovrintendente, con un contratto che scade nel 2013. Il cda ha poi chiesto, al rinnovo del contratto, la disponibilità di Lissner a rimanere fino al 2015 con la clausola che qualsiasi modifica costerà alla Fondazione Scala due annualità complete. «Abbiamo ereditato questo contratto con clausola fino al 2015 e senza possibilità di modifica fino al 2013. Per dare comunque un segnale di sobrietà in tempi di crisi - continua il presidente - abbiamo chiesto a Lissner la sua disponibilità a ridursi l'emolumento, cosa che suggerirò anche per i prossimi anni». Ma la sinistra radicale chiede di più. «Bene il parziale passo indietro di Lissner - commenta Luca Gibillini di Sel - ma va fatto di più. Chiedo che il Comune proponga nuove regole per gli emolumenti e per ridurre le spese dopo il 2015». Così la capogruppo Patrizia Quartieri pretende maggiori sacrifici dal numero uno del Piermarini: «Il sovrintendente prende troppo». Soprattutto, fa notare Luca Lepore della Lega, se si pesa «il milione e 50mila euro di stipendio su 108 milioni di bilancio complessivo». «Io non sono il difensore d'ufficio di nessuno, tantomeno di Lissner» sbotta infine il sindaco. Ci sono anche altre voci su cui è possibile tagliare - fa notare Fabrizio de Pasquale del PdL - come sulla figura del direttore generale, che non esiste nelle altre fondazioni liriche, e sui costi delle trasferte, in cui vengono impegnate centinaia di lavoratori, che costano troppo, mentre sarebbe bene poter sponsorizzare il brand della Scala nel mondo, per avere maggior ricavi».
Il sindaco ha poi annunciato la risoluzione del questione del Lirico, su cui la Scala aveva un progetto da 30 milioni di euro per trasformarlo in una secondo palcoscenico: «La Scala ha abbandonato il progetto perché troppo costoso». A settembre il Comune aprirà un bando per la ristrutturazione del teatro, che dovrà essere pronto prima del 2015.