Scala nel caos, entra in scena il «fantasma» del commissario

Il fantasma dell'opera si chiama commissariamento e riappare pochi giorni dopo la scelta unanime di Alexander Pereira come futuro sovrintendente della Scala. L'austriaco direttore del Festival di Salisburgo non ha ancora firmato il contratto e già il Consiglio di Stato apre una nuova, pesante incognita sul futuro del Piermarini. L'autonomia è annullata. Potrebbe decadere il consiglio di amministrazione. E anche nuovo statuto, provvedimenti e nomine.
Il timore del commissario serpeggia da quando lo scorso anno i sindacati hanno presentato ricorso contro il regolamento che ha consentito al teatro di ottenere l'autonomia gestionale. Già il Tar aveva dato loro ragione. Adesso il Consiglio di Stato conferma la decisione del Tar: il ricorso del ministero dei Beni culturali e della Scala è stato bocciato. Quel regolamento è nullo, sia pure per un vizio di forma e non di sostanza. E il fantasma del commissario torna in platea, mentre qualcuno fa anche un identikit che corrisponde al direttore generale del ministero per gli Spettacoli dal vivo, l'espertissimo Salvatore Nastasi.
In base al regolamento dichiarato nullo, la Scala nell'aprile 2012 aveva adottato un nuovo statuto e nominato un nuovo consiglio di amministrazione. A questo punto non è escluso che decadano entrambi, anche se si tratta dello scenario più pessimistico.
Gli avvocati di Palazzo Marino sono al lavoro proprio per valutare le possibili conseguenze e capire se il riassetto riguarderà solo il futuro del cda e i provvedimenti da assumere da oggi in poi. Oppure se l'effetto della sentenza è retroattivo e allora statuto e cda sono nulli anch'essi. Insieme con tutti i provvedimenti presi dall'aprile 2012 in poi, incluso il contestato rinnovo del contratto (con aumento) del sovrintendente, Stéphane Lissner, nel giugno 2012.
In ogni caso si tratta di uno stop alle novità sostanziali introdotte dall'autonomia gestionale: il Cda allargato ad altri soci privati e i contratti aziendali per così dire più privatistici. A ricorrere al Tar erano stati Cgil e Fials (la sigla delle masse artistiche: musicisti, coro e ballerini) che lamentavano - tra l'altro - proprio il mancato coinvolgimento dei sindacati nella stesura del regolamento. Giancarlo Albori, responsabile spettacoli della Cgil, è conciliante: «Chiediamo al ministero di correggere la strada e alla Scala di aprire un tavolo di confronto».
Il problema principale adesso è evitare un vuoto amministrativo. A parlare di «assetto transitorio» è Vittorio Angiolini, uno degli avvocati che hanno difeso le ragioni di Cgil e Fials. Il legale tende a escludere «l'immediata invalidità degli atti presi, perché va presunta la buona fede». Ma la questione sarà approfondita nei prossimi giorni. Laconico il commento del ministero dei Beni culturali, che «sta valutando le motivazioni della sentenza».
Se nessuno può escludere un ritorno al vecchio cda, la soluzione più probabile al momento sembra una scappatoia giuridica. Con il vantaggio di evitare una figuraccia internazionale alla Scala.