La Scala in salsa russa con contorno di Bolle

Domani sul podio dirige il grande Gergiev L'etoile martedì in coppia con la Zakharova

Da lunedì la Scala sarà molto russa. È in arrivo il direttore d'orchestra Valery Gergiev, osseta, classe 1953, sul podio della Filarmonica della Scala per un programma che sposa la Russia estatica e malinconica di Scriabin, autore di Poème de l'Extase, con la Germania di Wagner (dai Maestri Cantori) e Brahms (secondo Concerto per pianoforte). Al pianoforte, Yefim Bronfman. Gergiev è una delle bacchette di riferimento della Filarmonica che lo vide sbocciare poco più che ventenne. Nel frattempo Gergiev è diventato il direttore più potente della terra russa: signore di San Pietroburgo (il teatro Marinski è casa sua), nume tutelare di Mosca e di una bella scuderia di cantanti capitanata dalla stella Anna Netrebko.

Dall'11 aprile, Gergiev sarà impegnato nel maxi Festival di Pasqua: un coast to coast russo che si spingerà fino al 9 maggio, sostenuto da una cordata di sponsor (gas, diamanti, banche) fedeli alla causa Gergiev che alla testa dei suoi complessi perlustrerà gli angoli più remoti del Paese. È un direttore magnetico, vulcanico, capace di scuotere orchestre e pubblico, regolarmente quello della Filarmonica. Una personalità folgorante, la sua, eccellente là dove c'è il delirio interpretativo: russo anzitutto. Una forza della natura che riesce a far miracoli sul podio e allo stesso tempo è despota assoluto e illuminato del teatro Marinskij di cui amministra idee artistiche e affari, tutto passa dal suo ufficio dove siede nella veste di direttore uno e trino: artistico, musicale e sovrintendente. Yefim Bronfman è cresciuto in Uzbekistan fino ai 15 anni, quindi emigrato in Israele. Storico il concerto che tenne nel 1991 con il violinista leggenda Isaac Stern. Suona con le orchestre di punta (la Chicago, Cleveland, i Berliner) e con colleghi di lusso, questa primavera, per esempio, con Anne-Sophie Mutter e Lynn Harrell. È ucraina, ma sanpietroburghese per formazione Svetlana Zakharova: la ballerina che dal 2 aprile (repliche fino al 17) incarnerà Giselle nell'omonimo balletto disegnato da Jean Coralli e Jules Perrot, su musiche di Adolphe Adam. Un classico con il ritorno speciale della coppia d'arte Svetlana Zakharova e Roberto Bolle, di nuovo assieme dopo una serie di Giselle di successo. Svetlana Zakharova, ucraina, sbocciata al Marinskij di San Pietroburgo, diventando poi ed ora étoile al Bolshoi, è la diva della danza. Bolle - si sa - è «La danza», uno degli artisti più intriganti che la Scala abbia «prodotto» in questi ultimi decenni: una medaglia al valore del teatro. In Giselle si confronta il mondo concreto, radicato nella terra, dei contadini, e quello aereo e fatato delle Willi: donne morte prima del matrimonio e trasformate in spiriti che poi, di notte, attirano gli uomini incontrati obbligandoli a danzare fino alla morte. Il cuore del balletto pulsa nell'amore e il suo contrario, ovvero il tradimento. Albrecht giura amore a Giselle ma é fidanzato. La realtà rende folle Giselle che morirà in preda alla pazzia, per dolore. Il principe, tormentato dai rimorsi, finisce nel turbine delle Willi. Ma sarà l'amore puro di Giselle a salvarlo.