Gli scandali? Il modello lombardo funziona

La sanità regionale muove molti soldi e interessi. Ma cura bene i pazienti

E nonostante tutto il sistema sanitario in Lombardia funziona bene. L'ex presidente Roberto Formigoni amava definirlo «un'eccellenza». Il presidente Roberto Maroni usa spesso e volentieri il termine «modello». Noi possiamo dire che ha i tempi di attesa più bassi d'Italia e attira il maggior numero di pazienti da tutta la penisola per la professionalità dei medici e per la cura nelle diagnosi. Sia negli ospedali pubblici sia in quelli privati. Detto questo, la sanità lombarda muove un capitale pubblico pari a 18 miliardi di euro. E, come è immaginabile, dietro a una cifra di tale portata si nascondono appetiti e tentativi di fare prima il proprio interesse anziché quello pubblico. Ci sono gli appalti, ci sono le mazzette, ci sono le gare create su misura per far vincere gli amici degli amici. Forse è questo il male più incurabile, quello contro cui nessuna riforma potrà trovare la terapia. E periodicamente parte lo show di arresti, di interrogatori, di incartamenti che bruciano la credibilità politica di chi siede sulle poltrone da cui si prendono le decisioni per la collettività. Gli episodi di corruzione tuttavia si intrecciano a una qualità della sanità elevata. I mini sistemi di tangenti si accavallano a un buon uso delle risorse regionali. Tutto è migliorabile, ma non si può dire che la sanità lombarda non sia buona. Tanto che, nonostante i tagli di risorse da Roma, la Lombardia è una delle poche regioni italiane che da anni chiude i conti in pareggio, non accumula debiti e non degenera mai nel rosso in bilancio.«La sanità in Lombardia funziona e lo possono sperimentare tutti i cittadini che ogni giorno usano i servizi sanitari - non si stanca di ripetere, nemmeno dopo quest'ultimo arresto, il presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo - Funziona, costa poco, è efficiente. È dunque difficile pensare che sia di per sé intrigo di mille corruttele. Se ci sono singoli fatti che vanno nella direzione del malaffare, vanno fortemente condannati. Ma non buttiamo via il bambino con l'acqua sporca». Le indagini a carico degli esponenti lombardi non sono poche: a ottobre l'arresto dell'assessore regionale alla Sanità Mario Mantovani, con l'accusa di corruzione e concussione per appalti nella sanità, compresa una gara sul trasporto dei dializzati. Prima ancora il caso di Pierangelo Daccò e dei fondi neri del Pirellone alla clinica Maugeri. La sanità lombarda ha anche dovuto sopportare il colpo dello scandalo del San Raffaele e dell'enorme buco di bilancio maturato da Don Verzè. Ma il sistema ha retto.E anche l'episodio Rizzi fa vedere le due facce della sanità lombarda: da un lato l'inghippo, con la creazione di un sistema di ambulatori odontoiatrici che - stando alle denunce dei magistrati - mettevano a dura prova la pazienza degli anziani inducendoli a rivolgersi a studi privati. Dall'altro il progetto: la volontà di rendere più democratiche le cure odontoiatriche. Con rimborsi del costo delle dentiere, un'assistenza ospedaliera veloce e low cost e cure ai denti accessibili a tutti. E questo aspetto, che è il lato buono di tutta la storia, non è morto con l'inchiesta. Anzi. Fa parte della riforma bis, il provvedimento che ancora deve essere completato e a cui il Consiglio sta ancora lavorando. Da oggi con un occhio di riguardo in più. MaS