Scarcerato dopo 13 anni, spaccia davanti a scuola

Nell’aprile del 1998 Marcello Di Matteo aveva crivellato di colpi un tossicodipendente per una vicenda di droga non pagata, era stato arrestato e condannato a 30 anni. Poi tra indulti e buona condotta, dopo 13 anni è stato rimesso in libertà, riprendendo tranquillamente a spacciare stupefacenti. Attività interrotta ieri dalla polizia.
Il delitto fu commesso lunedì 13 aprile, giorno dopo Pasqua, e per questo fu subito ribattezzato «il delitto di Pasquetta». Quel giorno Patrizio Ramazzina, 34 anni, si trovava al Parco delle Cave, allora una delle principali centrali di spaccio di tutta Milano. Varesino di nascita ma milanese d’adozione, Ramazzina ha precedenti per armi, furti e, soprattutto, detenzione e spaccio di droga. Alle 15.30 arrivano due giovani in scooter, uno dei quali, giubbotto scuro e pistola in pugno, scende, si avvicina a Ramazzina e gli spara una mezza dozzina di colpi. Fa per andarsene, poi vede che la vittima si sta ancora muovendo, torna e gli scarica addosso il resto del caricatore. Più tardi il medico legale conterà ben 16 ferite.
I carabinieri ricostruiscono le amicizie della vittima e la loro attenzione si appunta su Di Matteo, allora 25enne, che verrà presto arrestato. Movente del delitto, Ramazzina aveva chiesto alla madre di Di Matteo soldi per una fornitura di stupefacenti. Un affronto che il ragazzo vuole lavare con il sangue: Di Matteo organizza quindi l’agguato con un complice di cui non ha mai voluto fare il nome. Accusato di omicidio premeditato, il rito abbreviato gli risparmia l’ergastolo: 30 anni, sentenzia il giudice. Di Matteo ne fa solo 13, qualche mese fa torna in libertà e si rimette a fare l’unica cosa che conosce: spacciare droga.
Un’attività stroncata dagli investigatori del commissariato di Sesto San Giovanni, coordinati dal primo dirigente Sergio Vollono. Le indagini erano iniziate ancora qualche mese fa e avevano messo a fuoco un discreto spaccio di hashish e marijuana in parchi, oratori e scuole. Un mese fa il primo intervento con l’arresto di un pusher e il ritrovamento in un box di 7 chili di «fumo», una divisa della Mondialpol, una perfetta riproduzione di una pistola, un paio di manette e tesserini della Polizia Locale. Ieri mattina il secondo definitivo intervento con l’arresto di Di Matteo, nel frattempo trasferitosi a Lorenteggio, del suo braccio destro, Paolo Maiani, 32 anni, e di altri due pusher. L’operazione ha permesso di recuperare uno scooter T-Max rubato, due passamontagna e un’altra pistola a salve. Tutti elementi che lasciano pensare come la banda, oltre a spacciare, compisse anche rapine a mano armata.
Commenti

paolodb

Gio, 21/06/2012 - 09:53

Ingabbiare e buttare via la chiave.