Scaricava il bancomat, ma nelle sue tasche

Chi troppo vuole nulla stringe. E qualche volta finisce pure in galera. Come è capitato a una guardia giurata della Mondiapol che da sei mesi depredava sistematicamente i versamenti in cassa continua. Alla lunga, non solo la banca si è accorta degli ammanchi ma l'istituto di vigilanza, facendo dei semplici controlli, ha scoperto che i furti avvenivano sempre quando era in servizio lui. Messe delle telecamere nella filiale dove avrebbe sicuramente colpito, la mobile ha potuto osservarlo agevolmente mentre frugava nei plichi e si metteva le banconote in tasca.
«L'ho fatto per integrare la magra pensione» ha poi detto Marco Sarzilla dopo l'arresto. Poco credibile visto che ha solo 47 anni e, calcolando il ritmo con cui depredava i clienti, avrebbe messo da parte almeno tre milioni prima della quiescenza. L'uomo, dipendente della Mondiapol dal 1992, era addetto allo svuotamento dei bancomat adibiti anche a cassa continua. Le procedure delle società di sorveglianza prevedono che questo servizio venga effettuato da tre agenti: una rimane sul furgone blindato, uno di guardia fuori dalla banca e un terzo entra, raccoglie i soldi e li consegna alla sede centrale. Compito quest'ultimo che spettava a Sarzilla, che prima però frugava nelle buste e si riempiva le tasche di banconote.
Non c'è voluto molto prima che Banca Intesa, l'istituto di credito martellato dalla guardia infedele, si accorgesse degli ammanchi, iniziati ancora a marzo, e informasse la Mondialpol. Un incrocio tra le date durante le quali sparivano i quattrini e gli agenti in servizio ha consentito di accentare i sospetti su Sarzilla. Così è stata scelta l'agenzia più «a rischio», sono state nascoste le telecamere e si è atteso. Il 30 agosto e il 5 settembre avvengono un paio di furti, le telecamere riprendono l'uomo armeggiare con buste e cassette, ma non abbastanza chiaramente da poterlo inchiodare. Il 10 la guardia ci riprova e questa volta le riprese sono molto nitide e così all'uscita, anziché i colleghi trova gli uomini della squadra mobile.
In tasca gli agenti gli scoprono 10.580 euro, prova schiacciante della sua colpevolezza. Infatti l'uomo di fronte all'evidenza non può che ammettere tutto. Confessa così di aver messo a segno un decina di colpi che gli hanno fruttato circa 150mila euro. Quindi porta gli investigatori a casa, dove da vari nascondigli tira fuori mazzette di banconote, poco meno di 120mila euro. «L'ho fatto per mettere da parte qualcosa per la pensione». Ha provato a giustificarsi. Ma 150mila euro in sei mesi, moltiplicati per almeno altri 10 anni di lavoro, avrebbero significato 3 milioni: hai voglia di goderti la pensione.