Scatta il corto circuito nel Pd Boeri folgora chi l'ha espulso

Il terremoto Expo scatena un cortocircuito (l'ennesimo) nel Pd. L'ex assessore alla Cultura Stefano Boeri in un'intervista ieri sul Corriere della Sera ha sparato a zero: «Io, mandato via perché ostacolavo gli affari». All'archistar che firmò (con altri) il progetto per la candidatura di Milano all'Esposizione, Giuliano Pisapia assegnò nel 2011 le deleghe alla Cultura e, quasi ovviamente, a Expo. Prima gli sfilò quelle, poi lo cacciò del tutto dalla giunta nel 2013. Boeri ritiene di essere stato un ostacolo «per le lobby economiche, per la rete di potere di Formigoni, per la Lega delle Cooperative» e «per questo - sostiene - sono stato fatto fuori dalla partita». Non crede «affatto» che Pisapia «sia ostaggio di interessi» ma «il suo è stato un grave errore politico», non ce l'ha solo con la sua estromissione ma per aver abdicato a un ruolo di controllo, «non capendo che Expo aveva bisogno di un sindaco che se ne occupasse in prima persona». Ma ad accendere la miccia sono i sospetti alzati sul Partito democratico, «al momento di sostenere posizioni» in propria difesa e del suo ruolo «i dirigenti locali e nazionali mi hanno lasciato solo. Sospetto che il Pd di allora conservasse un rapporto anomalo con certi operatori interessati all'evento, come quelli con alcuni settori del mondo delle coop. Per fortuna oggi il vento è cambiato».
Il sasso è lanciato. L'assessore Pd al Welfare del Comune, Pierfrancesco Majorino, di buon mattino scrive una frase sibillina su Facebook: «L'era della malafede». Nemmeno l'onorevole Emanuele Fiano intiuisce il senso, e viene rimandato all'intervista per capire. Più tardi, Majorino argomenta e non risparmia l'ex collega di giunta: «C'erano politici romani o lombardi del Pd che favorivano le Coop rosse nelle vicende Expo o sanità? Emergano nomi e cognomi e si mettano alla porta. Altrimenti la si faccia finita perché così sembra solo che sia tutto marcio». L'intervista di Boeri prosegue «è emblematica sul pericolo delle generalizzazioni e del buttare fango su tutto. Mette in collegamento la fine della sua presenza in giunta con Expo. Di quella vicenda e di Boeri si può pensare tutto e il suo contrario, ma il nesso è totalmente inventato». Non abbiamo bisogno, affonda, «di polemiche ridicole o generalizzazioni che non fanno altro che aiutare chi vuole inquinare le cose». Anche il segretario cittadino del Pd Pietro Bussolati cerca di arginare subito i sospetti alzati da Boeri: «Non ci sono stati rapporti anomali tra dirigenza del Partito democratico di Milano e gruppi di interesse che hanno condizionato scelte politiche, nomine, attribuzioni di responsabilità, poteri e appalti. Chi volesse fare nomi o accuse, lo faccia in modo chiaro e diretto e nessuno metterà la testa sotto la sabbia». Si dice «stupita e amareggiata» anche Anna Scavuzzo, consigliera renziana.
Questo è il clima di veleni e sospetti a sinistra che accoglie oggi a Milano il premier Renzi. In mezzo si infila Pippo Civati, che in versione grillina ieri ha organizzato con i seguaci di Palazzo Marino (il capogruppo Pd Bertolè e i consiglieri Monguzzi, Bocci, Giungi) l'operazione «SaveExpo» davanti al Gate del Castello. Un presidio «simbolico dei cancelli Expo da cui sono passate troppe nefandezze». A sentir Boeri, anche per colpa di vecchie guardie Pd.