Scatta l'allarme sangue: a rischio le trasfusioni

Tutto come previsto: dopo il preallarme, arriva l'allarme. L'avanzare nella pianura padana della zanzara portatrice del Wnv, il virus del Nilo occidentale, ha ufficialmente fatto scattare l'emergenza nel sistema lombardo di donazione del sangue. Il problema è che il virus portato dalle zanzare ha effetti assai blandi, minori a quelle di una comune influenza, nei pazienti sani: un po' di malditesta, e spesso nemmeno ce ne si accorge. Ma le sacche di sangue donato sono destinate a soggetti già defedati, come si dice in gergo, ovvero già indeboliti: sopravvissuti a incidenti stradali, convalescenti da operazioni, malati cronici. É in questo tipo di pazienti che il virus del Nilo può avere conseguenze anche mortali. E quindi garantire che il sangue da trasfondere sia «pulito» è essenziale.
Dopo i preallarmi che nel corso dell'estate avevano segnalato l'avanzare progressivo delle zanzare, il segnale dell'emergenza è arrivato l'altro ieri con la circolare diffusa ai donatori del Policlinico che segnalava addirittura il rischio di esaurimento delle scorte. Finora a venire messi in quarantena per 28 giorni erano tutti i donatori che avevano soggiornato nelle province dove è già stata segnalata la presenza della zanzara, che sono - tranne Pavia - tutte le province affacciate sul Po, cioè Mantova, Cremona e, in Emilia, Piacenza. A Mantova si è registrato finora l'unico decesso per effetto del Wnv, un contadino novantenne già assai malfermo di salute: a conferma che il virus ha conseguenze letali solo sui soggetti deboli. Ma proprio per questo è scattata l'emergenza donazioni.
Fino a quando il blocco temporaneo riguardava solo donatori che avevano soggiornato in località esotiche o remote, il sistema di raccolta del sangue riusciva a fare fronte. Ma con l'avanzare della diffusione del virus una quarantena generalizzata è diventata ardua: anche perché è assai probabile, vista la velocità di avanzamento, che le zanzare portatrici nel giro di poche settimane arrivino a Milano. A questo punto il Centro regionale del sangue ha dovuto cambiare strategia: chi ha dormito in zone dove è presente la zanzara, potrà ugualmente donare, ma la sua sacca verrà sottoposta a un esame specifico per verificare che non sia contaminata dal virus. È una procedura onerosa e complessa, perché tutte le analisi vengono effettuate in unico ospedale, quello di Niguarda. Ma è un passaggio indispensabile ad evitare conseguenze drammatiche. Se sotto l'onda di analisi Niguarda non riuscisse a tenere il ritmo, altri centri dovranno essere arruolati nella procedura.
Insomma, il piccolo e temibile insetto sta preparandosi a mandare in difficoltà un sistema sanitario che finora aveva resistito ai suoi assalti: già nel 2010 il Wnv era stato segnalato in Lombardia, ma poi la sua avanzata si era fermata prima che arrivasse a ridosso di Milano. Ora la marcia di avvicinamento - iniziata molti anni fa nelle zone calde dell'Egitto, ma da tempo approdata anche a zone temperate e sviluppate - è ripresa.
«L'avanzata - spiega il dottor Davide Rossi, che segue la campagna di prevenzione d'intesa con Areu, l'agenzia regionale d'emergenza - avviene anche attraverso la contaminazione di uccelli ed equidi. L'importante è tenere sotto controllo la situazione fino a novembre. Poi a fermare le zanzare dovrebbe essere l'arrivo della stagione fredda».