Una scelta generosa (tra mille difficoltà)

Ostacoli, spese e molta pazienza Storie ormai in controtendenza di chi accoglie un bimbo orfano

Poco tempo fa suo figlio, origini brasiliane, le ha chiesto: «Mamma, tu mi hai comprato?». Daniela, 52 anni, mamma adottiva da 13, ha risposto senza dire bugie: «No amore». Daniela è una delle donne che, in controtendenza, insieme al marito ha scelto di adottare: due fratelli naturali. Ma il numero delle persone che sceglie la strada di salvare dalla solitudine bimbi orfani è in continuo calo, anche a causa di tecniche che consentono strade più semplici, magari costose ma con minor controlli sulla qualità dell'aspirante genitore, come la fecondazione assistita.La Lombardia, che è sempre stata la regione con il numero record di adozioni (6.300 richieste fino al 2012) ha registrato un drastico calo delle richieste da quattro anni a questa parte: fino al 2012 si viaggiava sulle 550 richieste all'anno, poi si è passati a 460. Nel 2015, facendo una fotografia del territorio dell'Asl di Milano, le coppie disponibili sono 338 e 242 quelle in attesa di concludere l'iter di adozione.Una situazione preoccupante, anche perché pare che l'adozione sia diventata una sorta di ultima spiaggia di fronte all'impossibilità di avere figli in altro modo. Basti pensare che il 90 per cento delle coppie che si rivolgono al centro adozioni della Ats, la ex Asl di Milano per adottare un bimbo, lo fa solo dopo il terzo tentativo di fecondazione fallito, come spiegano i responsabili.Le coppie spesso denunciano iter di adozione troppo complicati e una burocrazia farraginosa, veri e propri ostacoli sulla strada di chi decide un'adozione. E anche se responsabili e assistenti sociali sottolineano come verifiche e colloqui psicologici siano indispensabili per evitare inciampi successivi o anche la restituzione del bambino, colpisce la differenza di trattamento con chi decide di ricorrere alla Fivet: per la fecondazione artificiale non è richiesto alcun controllo.