In scena il «Cigno nero» dell'economia italiana

Il libro del giornalista Roberto Napoletano diventa un «monologo noir» al teatro Menotti

Antonio Bozzo

«Questo spettacolo è imperdibile, racconta come siamo diventati più poveri e per colpa di chi. Un racconto in carne e ossa, scritto come fosse un giallo». Il giornalista Roberto Napoletano, direttore del Sole 24 Ore fino a un anno fa, invita allo spettacolo di domani al Teatro Menotti, nell'ambito della Milanesiana, rassegna diretta da Elisabetta Sgarbi. In scena c'è lui, da solo (la regia è di Angelo Generali, abituato a muovere in palcoscenico i giornalisti, come ha fatto con Travaglio e Mieli). La materia del monologo è il libro di Napoletano, Il Cigno nero e il Cavaliere bianco, uscito nel dicembre scorso per La Nave di Teseo, considerato un longseller. Un libro anticipatore, costruito con piglio narrativo attraverso colloqui riservati che il giornalista ha avuto con banchieri, diplomatici, capi di stato e di governo, uomini dei poteri centrali. Ma anche con la messa in pagina delle paure, soprattutto dei più giovani. «Nelle università - commenta Napoletano - si conosce poco la storia economica del nostro Paese. Ma proprio lì ho ascoltato le profonde paure dei ragazzi: non avere il lavoro per il quale hanno studiato, non avere i soldi per pagare l'affitto e costruirsi un futuro. Una mancanza di prospettive sulla quale dovremmo riflettere». Leggere il libro o vedere lo spettacolo può aiutare a capire. «La trama è quella di un thriller. Ci sono i francesi cattivi, Hollande, Trichet, Lagarde, Sarkozy, e arriva il Cavaliere bianco, che è Mario Draghi. Nel 2011 abbiamo corso davvero il rischio di diventare come la Grecia o l'Argentina. Ma non era tutta colpa nostra. La furia dei mercati scommetteva su un euro di serie B, e uno di serie A. Si potevano fare molti soldi sull'Italia. Romano Prodi, lo riporto nel libro, mi disse di essere rimasto molto male quando un ambasciatore arabo lo salutò con un riferimento al bunga-bunga. Ma mi disse anche di essere convinto che Berlusconi, in politica estera, stava facendo gli interessi dell'Italia. Il Cigno nero è un evento raro, frutto di tante cause improbabili che incredibilmente avvengono tutte insieme. Nel novembre 2011 ci fu lo scontro fra Tremonti e Berlusconi, ma fu una causa minore. Tra le maggiori la fuga dei mercati, che puntarono sul default dell'Italia, in un periodo in cui la rottura dell'euro era data in Europa al 70 per cento. Prima, nel 2007, c'era stato l'errore fatale di Trichet, che dalla sera alla mattina cacciò 90 miliardi di euro per sanare la crisi bancaria in Francia». Napoletano, nel libro, a un certo punto scrive: «Mi auguro che saremo capaci di fare tesoro della lezione di questi anni terribili, non in superficie, ma dentro, non a parole, ma con i fatti». Il Cigno nero, gli chiediamo, potrebbe ancora arrivare in Italia? «Spero di no. Adesso, a differenza del 2011, a farlo tornare potremmo essere soltanto noi. Ma tutti dobbiamo saperlo: questa volta non ci sarà un altro Cavaliere bianco».