In scena la Dama fantasma e l'umorismo di Calderón

Al Piccolo la Compagnia nazionale di Madrid in una classica commedia di «cappa e spada»

Antonio Bozzo

Un'occasione speciale per i tanti milanesi che amano la cultura ispanica: al Piccolo Teatro Grassi, in via Rovello, va in scena (fino a domenica 11 novembre) La dama duende, di Pedro Calderón de la Barca, drammaturgo tra i massimi del Siglo de Oro spagnolo. La dama fantasma, come si potrebbe tradurre il titolo, venne scritta nel 1629, soltanto sei anni prima del capolavoro di Calderón, La vita è sogno. Si tratta di una commedia con dentro tutti gli ingredienti, e i marchingegni, del genere. Anzi, del sottogenere «cappa e spada». Protagonista una dama invisibile - ritenuta uno spettro in virtù di mirabolanti incursioni notturne - che tenta di far innamorare l'uomo che ha incrociato la spada con il di lei fratello. Non raccontiamo oltre della trama: il bello di queste commedie è divertirsi a veder svolgere la vicenda, sempre sorprendente, anche quando sembrerebbe rispettare i canoni.

«La dama» - opera nella quale si ravvisano echi del mito di Amore e Psiche, oltre che di autori quali Masuccio, Bandello e Boccaccio, letti e amati da Calderón - è messa in scena, per la prima volta al Piccolo, dalla Compañía Nacional de Teatro Clásico di Madrid, diretta da Helena Pimenta. La regista, nelle note che accompagnano lo spettacolo, mette l'accento sull'umorismo del grande autore, un aspetto trascurato. «È il filtro», dice Pimenta, «attraverso cui Calderón ci pone domande su questioni come la ricerca della propria identità, la scelta tra essere e apparire. Le sue parole sono esilaranti e al tempo stesso serissime». E Álvaro Tato, che ne ha curato l'adattamento, ha cercato di mantenere la grazia e il tono della lingua secentesca di Calderón. Perché siamo di fronte, ha ricordato, «a un elemento chiave del nostro patrimonio letterario, teatrale e culturale. Un capolavoro che, come la protagonista, ci attira nella sua trama, invitandoci a essere quel che vogliamo e a inventare il nostro destino».

Possiamo aggiungere che Calderón de la Barca è patrimonio di tutta la cultura europea, anche se non siamo sicuri che venga letto, e rappresentato, quanto meriterebbe, almeno in Italia. Benché proprio Calderón era il titolo di un'opera di Pasolini, messa in scena da Luca Ronconi a Prato, nel 1978.

La colonna sonora della commedia (a cura di Ignacio García) pesca nel repertorio italiano della lirica: Donizetti, Bellini, Rossini, Verdi. «Il melodramma», è il parere di García, «costituisce una sorta di spina dorsale del tessuto sonoro della regia». Il Piccolo Teatro, l'Instituto Cervantes e l'Università degli Studi, per meglio inquadrare l'opera di Calderón de la Barca, e per spiegare il metodo della Compañia Nacional de Teatro Clásico (85 produzioni nella sua storia cominciata nel 1986) organizzano una serie di appuntamenti: ogni dettaglio sul sito www.piccoloteatro.org. La dama duende è recitato in lingua spagnola, con sovratitoli in italiano.