Scienza ostaggio dell'ideologia Così la sinistra affonda il Cerba

di Carlo Maria Lomartire

C'è poco da fare, quando i politici non vogliono farsi capire ci riescono benissimo, come dimostra il lungo intervento pubblicato ieri su queste pagine con il quale alcuni consiglieri regionali, Lucia Castellano e Palo Micheli, un assessore comunale, Franco D'Alfonso, due consiglieri comunali, Anna Scavuzzo ed Elisabetta Strada, e un esponente di Milano Civica, Sergio Vicario, tutti di sinistra, cercano di spiegare la decisione di Palazzo Marino di bloccare il progetto Cerba - il Centro Europeo di Ricerca Biomedica Avanzatata, fortemente voluto dal grande oncologo Umberto Veronesi – col solito espediente di chiederne un altro, diverso. Si tratta di una grande struttura che dovrebbe sorgere accanto allo Ieo in zona Ripamonti, unendo ricerca avanzata, didattica, diagnosi e terapie del cancro e delle patologie degenerative, cardiologiche e neurologiche. Un progetto grandioso e ambiziosissimo, unico in Europa sul modello è il Nih, il National Institute of Health che sorge vicino a Washington, e che porrebbe definitivamente Milano all'avanguardia internazionale in campo sanitario. Ma a Pisapia non piace. Al Comune di Milano compete solo la parte urbanistica, niente di più, non un centesimo di investimento. Ed è proprio su questa sua unica ed esclusiva competenza che il Comune ha detto no, per voce del vicesindaco Ada Lucia De Cesaris, con una giustificazione che suona quasi offensiva per chi a questa idea lavora da dieci anni: «Manca un progetto credibile». E allora ci si chiede per quale ragione la signora De Cesaris non compare fra i firmatari del lungo intervento che abbiamo pubblicato ieri, sottoscritto invece, ad esempio, dall'assessore al Commercio Franco D'Alfonso. A caldo il professor Veronesi già ha detto che trova la posizione del Comune incomprensibile e che per quanto lo riguarda il progetto comunque va avanti, mentre sono evidenti disappunto e fastidio anche per il modo piuttosto brutale e pretestuoso con cui il «niet» di Palazzo Marino è stato comunicato. Posizione della quale noi francamente non ci meravigliamo giacchè si sa che questa è la giunta del non fare, dei progetti cancellati o rinviati, delle occasioni perse, del minimalismo esasperato al punto di diventare nullismo. Come non sospettare che le vere motivazioni anche di questa bocciatura siano fondate sul solito pregiudizio politico-ideologico? Basti sapere che il Cerba dovrebbe nascere su terreni messi a disposizione da Salvatore Ligresti e che fanno parte del parco agricolo Sud Milano, inviolabile per gli ambientalisti ma che per ora, come dice lo stesso Veronesi, è solo una incolta distesa di sterpaglie e una discarica abusiva a cielo aperto. Ma l'impressione è che l'intervento di D'Alfonso e compagni abbia infastidito Veronesi in modo particolare giacché le argomentazioni addotte e sono incomprensibili. Infatti ammettono che: 1) l'investimento per la realizzazione del Cerba è tutto a carico di banche e privati; 2) i costi di gestione sono di competenza della Fondazione che presiede al progetto, della Regione Lombardia e del ministero della Salute. Perché il Comune si mette di mezzo? Perché, dicono i firmatari dell'intervento, «è assai preoccupato che il sogno possa trasformarsi in un incubo non solo per le finanze pubbliche ma per la stessa capacità di dare risposte sempre più efficienti per la salute dei cittadini». Insomma Palazzo Marino sul Cerba non si fa gli affari suoi ma quelli di altri. È un po' come se chiedesse rassicurazioni sulla qualità delle attrezzature e sulle capacità scientifiche e professionali di chi a Cerba lavorerà. No, evidentemente c'è dell'altro.