Scola agli imprenditori: «Investite senza paura»

«Mi posso fidare? Perché, e quanto, mi posso fidare dei miei potenziali partner?». È una delle domande chiave che il cardinale Angelo Scola pone agli operatori finanziari. Insieme all'invito a sfidare la crisi, a fare ciò a cui gli imprenditori sono chiamati: investire. Senza cedere alla «paura», superando «il rischio della paralisi» e l'idea della finanza come un «Moloch» a cui dover sacrificare tutto. Un discorso senza sconti.
La prima volta di un arcivescovo all'incontro annuale della Consob, la Commissione che ha come mission la tutela degli investitori e l'efficienza, la trasparenza e lo sviluppo del mercato. Che domanda l'etica agli operatori finanziari? «Coraggio - dice il cardinale - di essere oggetti capaci di assumersi il rischio di un'azione costruttiva, sia pure in condizioni di incertezza». Inventando una nuova economia di relazione, che evoca i tempi in cui l'impresa era una «famiglia» e i rapporti personali cuore del business. Sfuggendo alla logica del capitalismo «anonimo», dei grandi fondi sovrani alla conquista dell'economia del Paese.
Ad accogliere l'arcivescovo e ad accompagnarlo al caffè con gli imprenditori è il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, che l'ha voluto a rompere le consuetudini di rito della finanza che conta. Il cardinale apprezza. «L'invito che ho ricevuto è un segno molto bello di come vivere e convivere in una società come la nostra, raccontandosi reciprocamente» dice subito Scola, per fugare le perplessità di chi in platea si chiede: che c'entra l'arcivescovo con la finanza? Carlo De Benedetti ha lasciato la sala, senza ascoltare il cardinale. E ha fatto altrettanto il fratello, Franco Debenedetti, per altro un habituée degli incontri pubblici quando arcivescovo era Dionigi Tettamanzi.
L'arcivescovo risponde che è lì per lo scambio di esperienze: seduto in prima fila ascolta la relazione di Vegas, poi gli imprenditori fanno da uditori alla lezione di etica e finanza del prof Scola, già rettore della Pontificia Università Lateranense. È la «laicità» che non a tutti piace, in cui ognuno (credenti inclusi) dà il proprio contributo alla società. Diversa dal laicismo alla francese, in cui la religione è di fatto espulsa dallo spazio pubblico.
«Chi ha grande potere economico e finanziario ha grande responsabilità» dice Scola. Forse non tutti apprezzano questo memento.