Scola esorta al dialogo i milanesi di Chinatown

L'Arcivescovo visita la parrocchia di via Giusti per l'anniversario della costruzione della chiesa e invita i cittadini all'integrazione

Chinatown. Basta il nome a far venire in mente le difficoltà di integrazione, la comunità cinese che fatica ad aprirsi, il quartiere in cui gli italiani si sono sentiti colonizzati. Non sono mancati gli scontri, persino le rivolte. Eppure, in queste vie dove non tutto è facile, con il suo sforzo di integrazione e la sua capacità di incontro, Chinatown «è un segno di speranza grandissima perché Milano ritrovi, e sottolineo ritrovi, la sua anima». A parlare così è il cardinale Angelo Scola, in visita alla parrocchia della Santissima Trinità di via Giusti.

L'occasione è il cinquantesimo anniversario della posa della prima pietra, ma questa parrocchia di frontiera è ancora una volta il luogo in cui parlare di «anima». Anche perché Chinatown è più che un quartiere cinese, è un quartiere multietnico in cui abitano persone di nazionalità diversa. Italiani prima di tutto, in grande maggioranza. E sono anche i filippini a costituire una nutrita comunità in questo susseguirsi ininterrotto di negozi e locali.

Fa un po' effetto che proprio in questa parrocchia, un luogo dove gli stranieri sono tanti, siano stati sei bambini italiani, il più piccolo di otto anni, a essere ammessi ieri dall'arcivescovo al catecumenato, il percorso che li poterà al battesimo. Insomma, la realtà del luogo è complessa e non si limita ai confini tra le etnie, al contrario si confonde in una mescolanza. Nel quartiere abitano 15mila persone, ma i cinesi sono al massimo 1.500: pochi vivono qui. Per la gran parte di loro via Sarpi e dintorni sono un luogo di lavoro: il 90% degli esercizi commerciali è cinese.

Gli scout accolgono il cardinale, poi tanti bambini, e l'oratorio sempre pieno, un luogo di aggregazione importante in un quartiere che in ogni caso rimane non facile. Chinatown «è un segno grandissimo perché Milano ritrovi, e sottolineo ritrovi, la sua anima» ripete il cardinale. L'arcivescovo è convinto che l'abbia smarrita, persa tra mille frammentazioni e divisioni. «Dialogo e integrazione», pur in mezzo a mille difficoltà, sono le vie impervie ma praticabili da cui ripartire. Il tema dell'«anima della città», del «nuovo umanesimo», dell'accoglienza sono stati al centro del discorso alla città di sant'Ambrogio e occasione di un dibattito con Giuliano Pisapia. «Milano l'anima ce l'ha» ha detto il sindaco. Secondo l'arcivescovo, invece, il senso di unità si è perso. E oggi lo ripete ancora da via Giusti. Aggiunge: «Questa è una zona che da tanti anni sta mostrando il volto bello della città, la capacità di aperture verso le altre etnie» e verso chi sta cercando Dio.

Nella parrocchia di Chinatown ha sede anche la cappellania cinese della Diocesi: un sacerdote segue la piccola comunità di cinesi cattolici e la domenica pomeriggio celebra la Messa nella loro lingua.