Scola: «L'anima di Milano è divisa»

Il cardinale a Pisapia: «Città frammentata. Servono dialogo e costruzione comune per la nuova metropoli»

«A me sembra che Milano sia ancora troppo frammmentata e ha bisogno di anima» dice il cardinale Angelo Scola alla fine della Messa in Duomo per l'Immacolata. Festa partecipatissima e nuova occasione di tornare a parlare dell'«anima» di Milano che non c'è. Parola nuova e antica che ha colpito nel profondo anche il sindaco Giuliano Pisapia. Milano senz'anima? Lui si è quasi offeso ed eccolo lì a dire che Milano l'anima ce l'ha. Ma con il vescovo il dibattito continua.

Dire polemica o scontro sembra troppo, visti i toni garbati dei contendenti, che fanno arrossire di vergogna Peppone e don Camillo per le loro liti concitate. «Pisapia ha voluto far vedere i semi e i germi positivi che anche io ho rilevato e che sono già presenti, non vedo contrapposizione» dice garbato il vescovo. Ma certo esiste la distanza, quasi l'equivoco su ciò che intendono quando pronunciano la medesima parola: anima. «Idee diverse» dice Scola. E non perché il cardinale parla da vescovo cattolico e Pisapia da sindaco laico, ma perché «anima», argomenta l'arcivescovo, è soprattutto presupposto di unità, ciò che più manca in questa Milano piena di «contraddizioni» e «diversità», di emarginazioni che si combattono tra loro.

Scola invita a non usare parole astratte senza che abbiano dietro realtà concrete: «Se io non guardo a te come a una persona da cui mi aspetto qualcosa di nuovo, se non cerco, apertura, solidarietà, dialogo, accoglienza, costruzione comune, non faremo la nuova Milano». Discorso che vale per Pisapia come per tutti.

Due idee di anima. Eccole nella disanima di Scola: «Pisapia guarda da un punto di vista più sociale e politico. Io forse ho un concetto un po' più filosofico, diverso. Non è un fatto solo cristiano, perché già nel pensiero antico si parlava di anima». Ma allora che cos'è quest'anima che Milano non ha? «L'anima è ciò che tiene in unità le diverse articolazioni del corpo, e quindi un elemento unificante, che io ho chiamato nuovo umanesimo». Ecco quel che non c'è: l'unita. Milano è divisa, frammentata, a pezzi, con la guerra tra poveri, i ghetti che sono in ogni angolo della città e che lui ha raccontato senza sconti nel suo discorso alla città ai Vespri di Sant'Ambrogio. «Serve un nuovo umanesimo» la giaculatoria di Scola.

E nel ripeterlo lancia un nuovo allarme, rivolto non solo a Pisapia ma a tutti, cioè lo «spiritualismo astratto» che è uno dei rischi maggiori dell'oggi, usare tutti belle parole che alla fine non significano nulla: «uomo al centro», «vita buona» e perfino «nuovo umanesimo». La sfida eccola qua: rendere i concetti realtà.