Scola: «Il Papa molto contento, alla Scala è stato coraggioso»

«L’amore non è amore se viene meno quando l’altro si allontana». Il sonetto numero 116 di William Shakespeare si materializza sulle labbra dell’arcivescovo, Angelo Scola. Siamo in Arcivescovado, alla conferenza stampa che fa il punto sulla visita pastorale del Papa a Milano. Si parla di numeri, con il milione di persone di Bresso e il 25% di share della Messa in diretta su Rai 1. Si parla della gioia del Papa, che «era molto contento». E anche di matrimoni spezzati, come ha fatto Benedetto XVI dal palco nel Parco Nord, assicurando ai separati che «il Papa e la Chiesa vi sostengono nella vostra fatica».
«Il Santo Padre era molto contento - racconta il cardinale Scola, al suo fianco fino a Linate -. E quando gli ho chiesto se era molto stanco, mi ha risposto: “Sono più consolato che stanco”. Mi ha anche detto di essere convinto che per questi viaggi così impegnativi c’è una grazia speciale per lui». Il Papa è apparso in forma: è sceso nella cripta del Duomo a venerare le spoglie di San Carlo, ha stretto mani, confortato ammalati, sollevato bambini, percorso lunghi tratti a piedi. «C’è poco da fare. Il popolo di Dio ama il Papa. Tutti gli vogliono bene, è evidente. E il popolo sente che il Papa bisogno di loro» dice Scola. Una piccola stoccata ai giornalisti: «L’opinione mediatica non è l’opinione pubblica. Può darsi che voi siate avanguardie, ma nella storia le avanguardie si sono rivelate pericolose...».
Nei tre giorni milanesi Benedetto XVI ha seguito un carnet di appuntamenti che avrebbero stroncato un ragazzino, dal Duomo alla Scala a San Siro fino alla Festa e alla Messa solenne a Bresso. «Mi ha detto che è bello stare in mezzo alla Chiesa viva» racconta il cardinale Ennio Antonelli, ministro vaticano della Famiglia, che ha parlato al Pontefice poco prima della sua partenza da Milano.
Scola racconta di essere rimasto colpito in particolare da due cose. E la prima è il «realistico coraggio del Santo Padre alla Scala, nell’avanzare una critica all’Inno alla gioia di Schiller». Aggiunge: «Ha smontato l’idea astratta di Dio e ha parlato del Dio vicino, che ha voluto soffrire per noi e con noi». La seconda cosa ad aver colpito l’arcivescovo è l’idea di Paradiso simile a un’infanzia gioiosa che il Papa ha svelato davanti alle telecamere e che «ha consolato tanti anziani e ammalati che lo seguivano dalla tv».
Si parla di matrimonio. Scola ricorda il sonetto di Shakespeare per chiosare le parole di Benedetto XVI e spiegare perché in definitiva per gli esseri umani «non si può dire ti amo, se non per sempre». L’arcivescovo conforta coloro che portano il peso di un’unione fallita: «Questi nostri fratelli fanno parte viva della nostra comunità!». E la stragrande maggioranza di loro non si trova in questo stato «per una concezione superficiale del matrimonio».
I fedeli che si trovano in situazioni matrimoniali irregolari per la Chiesa, ovvero i divorziati risposati o chi convive abitualmente more uxorio con una persona che non è il legittimo marito o la legittima moglie - come ha ricordato il Papa - non possono ricevere la Comunione né l’assoluzione sacramentale, però possono partecipare alla vita della Chiesa, ricorrere alla comunione spirituale ed avere l’assistenza di un direttore spirituale.
Scola definisce «medicinale» la posizione della Chiesa e le medicine, si sa, a volte sono cattive, ma l’importante è che facciano il bene del paziente. Il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio consiglio per la Famiglia, aggiunge: «Non sono in piena comunione non vuol dire che non sono in comunione. E Giovanni Paolo II ha detto che la misericordia di Dio si può incontrare per molte strade, anche lontane dai sacramenti e dall’Eucaristia».