Scola scaccia i «corvi»: Santità le vogliamo bene può contare su Milano

La Papamobile bianca porta Benedetto XVI in giro per la città. Scene insolite per Milano. Sventolano stendardi vaticani davanti alla Galleria e le bandierine con l’immagine di papa Ratzinger sono il gadget che va per la maggiore: costo due euro, zero trattative in via Mercanti.
Caldo torrido, persone in attesa da ore. Sessantamila in piazza, centomila lungo il percorso, dicono dalla Curia. La gente guarda sui maxischermi davanti al Duomo l’atterraggio del Papa a Linate, accolto dal cardinale Angelo Scola, e poi il corteo che lo saluta e lo accompagna lungo XXII Marzo, piazza Cinque Giornate, Palazzo di Giustizia, Piazza Fontana e il Duomo, prima tappa della visita milanese.
Più tardi alla Scala, in platea per ascoltare la Nona di Beethoven diretta dal maestro Daniel Barenboim. Poco prima l’orchestra civica, impavida del confronto, in piazza Duomo gli aveva intonato un classico della milanesità, l’immancabile O mia bela Madunina.
L’arcivescovo Angelo Scola lo accompagna lungo il tragitto, al suo fianco nella Papamobile. A seguire il Pontefice in tutti gli spostamenti è anche il secondo aiutante Sandro Mariotti, detto Sandrone, colui che ha sostituito Paolo Gabriele, l’aiutante di camera del Pontefice arrestato con il sospetto di essere il “corvo”. Milano riserva al Papa un’accoglienza affettuosa e piena di calore, in giorni difficili per i rapporti di fiducia incrinati dalla Vatileaks. Il cardinale Scola lo sottolinea ad alta voce dal sagrato: «Santità, le vogliamo bene! Può contare su tantissimi amici da tutto il mondo».
Il Papa parla con affetto di Milano e del suo Duomo, della sua vocazione di «essere un crocevia - Mediolanum - di popoli e di culture». Fa i complimenti alla città per l’equilibrio tra identità e accoglienza: «La città ha saputo coniugare sapientemente l’orgoglio per la propria identità con la capacità di accogliere ogni contributo positivo che, nel corso della storia, le veniva offerto». Un pensiero affettuoso ai terremotati dell’Emilia, alle persone sole o in difficoltà, ai disoccupati, agli ammalati, ai carcerati, a quanti «sono privi di una casa o dell’indispensabile per vivere una vita dignitosa».
Al suo ingresso alla Scala, per il Papa, che si è accomodato in platea, un minuto di standing ovation. Nel discorso di Benedetto XVI un ricordo del dopoguerra, quell’11 maggio 1946 che segnò simbolicamente il risorgere di Milano dalle macerie, quando «Arturo Toscanini alzò la bacchetta per dirigere un concerto memorabile nella Scala costruita dopo gli orrori della guerra». Ricorda che il maestro, appena giunto a Milano, andò nel centro del teatro e cominciò a battere le mani per provare se era stata mantenuta intatta la proverbiale acustica: «Sentendo che era perfetta, esclamò: È la Scala!». Un omaggio alla Scala, «legata a Milano in modo profondo, una delle sue glorie più grandi».
Il cuore della città è anche al centro del discorso del cardinale Scola. «Milano è cambiata. È vero e naturale. È forse meglio dire che sta cercando il suo nuovo volto». Scola parla di «necessità di ripensare il mondo del lavoro e della finanza, di cui Milano resta la capitale». Guarda avanti: «Si intravvedono i lineamenti della Milano del futuro». E i cristiani «sono a loro agio nella società plurale, non sono profeti di sventura».
Pisapia nel suo intervento si concentra su immigrazione, giustizia sociale e su episodi della sua vita da ragazzo, con famiglia numerosa e sei fratelli. Un errore di storia antica e un anacronismo di storia della tv nel discorso del sindaco. Il primo riguarda Sant’Ambrogio, di cui il sindaco ha detto che «non era milanese, e nemmeno italiano». E invece sant’Ambrogio non era straniero, ma di famiglia romana, romanissima, di un’importante famiglia del Senato romano, anche se nato a Treviri, perché il padre era prefetto del pretorio delle Gallie. Il Papa, subito dopo, lo ha ricordato nel suo discorso, che è suonato come una correzione, fosse pure involontaria: «Com’è noto, sant’Ambrogio proveniva da una famiglia romana e ha mantenuto sempre vivo il suo legame con la Città eterna e con la Chiesa di Roma».
Secondo anacronismo, con captatio benevolentiae del Pontefice: il commissario Rex. Pisapia dice che anche lui guardava con i suoi fratelli il commissario Rex, come il Pontefice con suo fratello Georg. Ma il Commissario Rex è una serie tv nata nel 1994. Forse qualche data non torna.