La sconfitta spegne la festa dei centomila Alla fine caos e contusi

La sera del sogno europeo di piazza del Duomo finisce con un fuggi fuggi senza motivo e senza senso, centinaia di tifosi che iniziano a correre verso la Galleria, e inevitabilmente vanno a sbattere contro le transenne: potrebbe finire molto male, invece il bilancio finale è solo di una decina di contusi. Ma la sera finisce anche con una pattuglia di esagitati che cerca di vendicare l’umiliazione dando l’assalto al gruppo degli spagnoli, e deve intervenire la Celere per proteggere i vincitori.
La giornata di Spagna-Italia non era iniziata certo all’insegna della scaramanzia. «Italia campione d’Europa 2012»: alla faccia dei rischi di gufata, i banchetti con le magliette della vittoria (in vendita a 15 euro) partivano dal Castello e circondavano tutta piazza Duomo, dove in sessantamila si sono ammassati da tutti i quartieri e dall’hinterland per la finale degli Europei. Febbre azzurra e pure il termometro alle stelle, ma neanche Caronte è riuscito a fermare l’onda azzurra che si è riversata in centro lasciando in un silenzio quasi irreale le altre strade della città. Chiusi ristoranti e bar sprovvisti di tv. Ma il sogno che l’Italia tornasse ad alzare la coppa dopo 44 anni si è spento ben prima del novantesimo minuto e del quarto gol della Spagna. Una delusione per gli almeno centomila che hanno tifato per gli Azzurri davanti ai tre maxischermi installati in città, quello di 5 metri per 10 accanto alla Cattedrale, uno all’«Euroarena» di piazza Beccaria e il terzo all’Idroscalo.
Con il fischio d’inizio i vù cumprà in piazza Cordusio lanciano i saldissimi, bandiera tricolore grande «a 5 euro invece di sette», quella piccola «costava 3 euro ma te la porti via a due». Verde, bianco e rosso sono i colori di parrucche, rossetti, delle mise di fidanzate e studentesse: short, cintura e t-shirt, tutto mini. I ragazzi sono senza maglietta e si arrampicano sui lampioni e sull’impalcatura che riveste la statua di Vittorio Emanuele, un cantierone che impedisce la vista, molti si spostano tra Duomo e piazza Beccaria, gruppi meno giovani si piazzano comodi davanti alla profumeria di via Orefici che ha abbassato le saracinesche ma lasciando in vetrina due televisori accesi sul match a uso e consumo dei passanti. Che ringraziano.
Va a ruba la maglietta col numero «9» di Balotelli, in onore dell’attaccante del Manchester c’è chi si è dipinto anche il volto di nero e ha una cresta gialla come SuperMario. Ma al 39esimo quando manca il tiro in porta si prende i fischi di tutta la piazza. Gemma ha 20 anni, una bandiera rossa e gialle intorno al collo, è di Madrid ma studia a Milano con il progetto Erasmus, «speravo ci fossero più spagnoli in piazza» ammette a una decina di minuti da inizio partita. Anche Alba e Santi, coppietta di turisti della Galizia, si sente in un covo, «se vinciamo noi rimandiamo la festa a domani, tanto torniamo a casa». Al 14esimo è primo gol per la Spagna, i milanesi lanciano fumogeni e fischi per protesta, ma gli spagnoli si ritrovano: l’enclave iberica che si era beccata qualche insulto prima della sfida per aver alzato la bandiera giallorossa adesso la sventola con vigore quasi sul sagrato (transennato dai poliziotti) e raduna gli altri companeros. É una piazza multiculturale quella che tifa e soffre. Il tricolore è disegnato sulle facce di giapponesi, tunisini, peruviani. E i genitori ci hanno portato i bambini, come i due fratellini con gli occhiali che urlano in piedi sul cestone della spazzatura e non importa se hanno stampati sulle magliette i nomi di Materazzi e Zambrotta che non sono più in campo con la Nazionale da mò. Ma passano due minuti, e al 41esimo Jordi Alba infila il secondo gol nella porta di Buffon. La festa lascia il posto allo sconforto. «C’è ancora il secondo tempo» bisogna crederci. Ma niente «pirlesque» e la coppia Cassano-Balotelli scoppia. La terza e quarta rete della Spagna sono la fine della gloria.