Scoppia la polemica sulle aree di Expo E Sala salva Celant

Botta e risposta tra il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, e il commissario di Expo Spa, Giuseppe Sala.
Durante il suo intervento alla conferenza organizzata da Ispi e Ministero alle Politiche Agricole, Petrini non è stato tenero con l'evento del 2015 («dobbiamo lavorare perché Milano possa innamorarsi di Expo - ha detto fra l'altro -, in questo momento si sta disinnamorando») e, in particolare, ha puntato il dito contro lo sfruttamento di un terreno, quello su cui sorgerà il sito espositivo, a suo dire agricolo: «il Governo - ha detto - faccia una legge sulla protezione dei terreni agricoli; se non la fa, fa un danno a Expo. Perché - ha proseguito - Expo ha creato una ferita, sarà fatto su un terreno agricolo, e non si sa cosa succederà dopo». Sala, dal canto suo, ha premesso di essere «d'accordo con Petrini in larga parte, ma non su tutto» e in particolare su questo aspetto ha qualcosa da ridire: «Non è vero che quello era un terreno agricolo, non c'è agricoltura dal 1980, se vogliamo possiamo fingere, ma non è vero». Petrini poi ha richiamato Expo alla trasparenza e Sala ha ribattuto non solo ricordando quanto già fatto, ma anche la promessa che si farà ancora di più (saranno, per esempio messi on line anche egli stipendi dei suoi collaboratori), e con l'invito a estendere la pretesa non soltanto a chi maneggia soldi pubblici: «i cittadini - ha detto - si chiedono spesso anche da dove prendano i soldi associazioni e fondazioni».
A proposito della polemica legata ai compensi (750mila euro) destinati a Germano Celant quale curatore della rassegna Art&Food alla Triennale, il commissario di Expo ha cercato di gettare acqua sul fuoco. «Presto la società Expo 2015 annuncerà l'arrivo di uno sponsor milionario per la mostra». Sala ha motivato la chiusura della partnership proprio alla presenza del curatore noto per la definizione dell'Arte povera. «Non vedo l'ora - ha detto in una conferenza stampa - di annunciare che su quel “padiglione” avremo uno sponsor milionario proprio perché c'è Celant, con buona pace di tutti i critici del mondo. Sono quindi certo che, rispetto alle previsioni iniziali, il progetto costerà molto meno della metà». Il compenso da 750 mila euro lordi allo storico dell'arte aveva suscitato nei giorni scorsi più di una perplessità, sia nel mondo della politica, sia in quello dei curatori. «Ma quei numeri vanno chiariti - ha sottolineato Sala - perché noi non siamo un museo e quindi non abbiamo la struttura da far lavorare insieme al curatore. Celant ha quindi fatto lavorare», facendone rientrare le spese in quella somma affidatagli, «cinque persone per due anni. Alla fine il vero compenso curatoriale sarà inferiore ai 150 mila euro». Infine sullo scandalo tangenti che ha portato in cella politici e imprenditori Sala ha lanciato un allarme: «per escludere la società Maltauro, il cui titolare è stato arrestato l'8 maggio, serve un decreto legge dedicato proprio all'esposizione, decreto che il Governo potrebbe già presentare nel consiglio dei ministri, della prossima settimana. Oggi - spiega Sala - io non posso prendere la società Maltauro e dire: sei fuori. Ed essendo che non si possono fermare i lavori che Maltauro sta eseguendo in rete con altre aziende, occorre capire come salvaguardare l'opera».