La scrittrice presenta un intrigo misterioso, tra spie e giuristi corrotti

C'è una forma di potere che sa giocare a scacchi e un'altra che gioca a poker. La prima è tattico - strategica, la seconda bara. Definire cosa sia il potere non è semplice, ma pare capace di farlo Mariella Alberini attraverso i due tipi di gioco che richiedono capacità molto diverse, entrambe indirizzate a un solo scopo: vincere. Giornalista e scrittrice, Mariella Alberini ha editato un nuovo libro, «L'incursione» Mursia Editore, presentato ieri al Circolo della Stampa dal professor Silvio Garattini, direttore dell'istituto di ricerche farmacologiche «Mario Negri» e dal dottor Giangiacomo Schiavi, gornalista e scrittore. «A mia madre», unica dedica del libro con prefazione di Vittorio Feltri.

Quali caratteristiche fanno di uno scritto un racconto? Se ne potrebbero enumerare un alfabeto, ma alcune sono deliziose. Un bel titolo, e questo c'è: «L'incursione», parola non molto usata, che ha il sapore di un agguato militare molto simile all'inganno del cavallo di Troia, compiuto con la felpata zampa di un felino. L'incursione è un attentato in una villa romana dove un satellite armato compie una strage, punta dell'iceberg di una serie di omicidi piazzati ai massimi vertici istituzionali di paesi europei. Thriller politico con poca America e molta Europa, e questo è un altro merito del libro.

La protagonista del volume si chiama Elissena, detta Elis, Ricci. E' davvero dilettevole trovare tra i personaggi nomi belli come Elissena, e altri invece farciti di femmineo umorismo, visto che il cronista di nera di «Repubblica», altro personaggio, si chiama Ernesto Galli, e fa sorridere il pensiero che un giornalista il cui nome ricorda una Loggia del «Corriere», diventi un cronista - investigatore. Elis viene incaricata da un magistrato in aspeattiva, un magistrato che di nome fa Silvio - altra ironia del destino scrittorio - Melzi di indagare sui delitti. Lo scenario comprende città come Milano o Londra, e terre che vanno dalla Cornovaglia alla Siberia.

Brevi e succinte le due storie d'amore, più estese invece le incursioni che Mariella Alberini fa nei palazzi del potere, cercando di togliere la maschera a chi non ha un volto. Quando scrive, visto che anche la scrittura è potere, Mariella Alberini è una giocatrice di scacchi o di poker? Entrambe. Gioca a scacchi nella composizione della trama, a poker nelle descrizioni dei personaggi. La spinta alla lettura è data dall'atteso colpo di scena. «Non mi era mai avvicinta tanto al Male» dice Elissena e per rendersene conto deve azzerare sia scacchi che carte, fare il vuoto intorno a sè e togliere la maschera al volto che davanti a lei diventerà oscuro.