Scuola, la battaglia della «schiscetta»

Il Codacons chiede di liberalizzare il pranzo portato da casa. Ma è la strada giusta?

Una diffida del Codacons a una scuola di piazzale Bacone e si riaccende il dibattito sulla «schiscetta» a scuola. A scendere nella vicenda, c'è addirittura chi assicura che tra i vertici dell'associazione dei consumatori ci sia una persona che ha tre figli in quella scuola e non è in regola con le rette, tanto che non è mai potuto entrare nella commissione mense dell'istituto. Ma al di là del caso concreto, con l'autunno che si avvicina, sembra la prima avvisaglia del rinfocolarsi di una battaglia che si combatte da tempo tra i sostenitori della mensa uguale per tutti e i difensori della libertà di «schiscetta», la possibilità per i bimbi di portarsi i pasti da casa.

La questione è complessa sia dal punto di vista sociale che giuridico e igienico. Introdurre alimenti a scuola al momento è praticamente impossibile, anche se una sentenza della Corte d'appello di Torino del giugno scorso ha riacceso le speranze di chi vorrebbe mandare a scuola i figli con il panino (o altro). Un caso particolare, perché i giudici hanno contestato la discrepanza tra qualità del cibo e costi per le famiglie. A Milano, dove le polemiche sul cibo non sono mai mancate, oltre alla fascia esente ci sono tre rette in base all'Isee e la più alta è di 680 euro l'anno. La discussione è soprattutto su questo. L'assessore regionale all'Istruzione, Valentina Aprea, ha rivolto sul tema un quesito al ministero e la risposta è stata che una sperimentazione è possibile, se sono d'accordo i Comuni, i consigli di circolo, le commissioni delle scuole e le famiglie. A Milano, il Comune non ha quest'intenzione. E il vicesindaco Anna Scavuzzo spiega: «Il nostro è anche un impegno educativo e sociale».