Scuola, disabili senza bus Majorino pensa al gender

L'anno scolastico parte con parecchi problemi irrisolti Ma la priorità dell'assessore è una lezione sul «genere»

Da giugno, nelle chat delle mamme degli asili e delle elementari di Milano, circola un messaggio che parla della scuola gender: «Ci saranno corsi sulla masturbazione, sull'autostimolazione, sulle scelte alternative per evitare la gravidanza». Ovviamente si tratta di una bufala. Ma a giudicare dal numero di famiglie entrate in allarme, forse è il caso di chiarire cosa significa «scuola di genere».

La circolare del Miur sulla Buona Scuola precisa che i programmi e l'offerta formativa degli istituti scolastici devono prima passare al vaglio dei genitori degli alunni. Quindi in classe non verranno mai toccati temi eccessivamente «alternativi». E, in ogni caso, ci sarà prima un consenso informato firmato dalle famiglie.

Ma qualcuno lo deve spiegare all'assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino. Già sostenitore delle unioni civili omo, oggi terrà lezione di scuola di genere. Preferendo, ancora una volta, occuparsi più di temi nazionali, non di competenza di un comune, anziché locali. E pensare che, nel primo giorno di scuola, ci sarebbero mille altre priorità di cui preoccuparsi, a cominciare dai pulmini dei disabili per continuare con la mancanza di attività di sostegno nelle classi. Ma parlare di gender è più di appeal alla vigilia della campagna elettorale. Tutto il resto passa in secondo piano.

Milano va in controtendenza rispetto a Venezia. Là il sindaco Luigi Brugnaro ha vietato l'uso dei libri gender alle elementari, sostenendo che «sono i genitori a dover spiegare ai figli queste cose, non la scuola». A Milano invece si fa leva su tutto ciò che è omosessualità (ben consapevoli che la comunità gay rappresenta un bacino di voti mica male). L'occasione è golosa e l'assessore che sogna di fare il sindaco la coglie al volo.

Alle 17,30 Majorino sarà alla Casa dei Diritti di via Amicis. Assieme a lui alcuni psicologi e Francesca Pardi, la scrittrice censurata a Venezia, autrice di «Piccolo Uovo», «Piccola storia di una famiglia: perché hai due mamme?» e «Qual è il segreto di papà?». L'autrice dei testi ha anche scritto al Papa (e ricevuto risposta) ed ora spera di chiarire tutti gli equivoci sui cui si basano le polemiche sulla scuola di genere. «Moltissimi sono i genitori allarmati - spiegano gli psicologi di Altrapsicologia, che hanno organizzato l'incontro di oggi - dall'idea che da oggi i loro figli potrebbero essere sottoposti a una forma di promozione di comportamenti sessuali precoci e disordinati e all'idea di un'indifferenziazione tra maschi e femmine, il tutto allo scopo di screditare quella che viene definita la famiglia tradizionale e di promuovere la diffusione dell'omosessualità». L'obbiettivo è fare chiarezza su cosa si intende per educazione gender e capire che tipo di discorsi verranno fatti ai bambini. I primi da preparare sono gli insegnanti. Ma la circolare del Miur chiarisce parecchi punti e spazza via la confusione creata sul delicato tema del nuovo tipo di famiglia alternativa a quella con mamma e papà.

Commenti

FRANZJOSEFVONOS...

Lun, 14/09/2015 - 18:30

SE CHIEDONO UN CONSENSO FIRMATO SIGNIFICA CHE NEANCHE LORO SONO SICURI DI CIO' CHE VOGLIONO E FANNO, IN QUANTO NON E' TUTTO, DICIAMO LECITO. QUINDI, LA RESPONSABILITA' E' DEI GENITORI E NON DELLA SCUOLA CHE DOVREBBE ESSERE TUTTA DELLA SCUOLA. IN QUANTO VARCANDO IL PORTONE ED ENTRANDO LA RESPONSIBLITA' DALLA SICUREZZA DELL'ALNNO FINO ALLA FORMAZIONE DELL'ALUNNO E' DI COMPETENZA DELLA SCUOLA. SI FIRMA UN CONSENSO QUANDO SI VA IN GITA O IN VISITA DI CONOCENZA TIPO ZOO ACQUARI INDUSTRIE O LATTERIE AD ESEMPIO. MA IL CONSENSO SULLE LEZIONI SCUSATE IO NON NE HO MAI VISTE. FORSE LEZIONI DI ANATOMIA IN DIRETTA OPERAZIONI EMOROIDI? AH AH AH AH AH