Se i Sentieri e Nyman vincono in casa

di Luca Pavanel

Se uno pensa di conoscere Michael Nyman dopo aver udito le sue colonne sonore - come l'arcinota «Lezioni di piano» - si sbaglia di grosso: le musiche per film non sono che una scheggia della sua produzione, a conti fatti decine di incisioni di diversi generi, «anche troppe», vien da dire. E lunedì l'ennesima riprova dell'ampia creatività di questo autore è arrivata con la serie di prime e lavori da camera - mai proposti in Italia - eseguiti all'Elfo Puccini dai Sentieri Selvaggi, l'ensemble diretta da Carlo Boccadoro che ha dato prova, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, di eccellenza. Teatro pieno, cosa inusuale per una stagione di contemporanea. Ovazioni, lodi sperticate («bravo!», «bravi!»), richieste di bis. Una vittoria netta, in «casa». Che dire? Meglio di così. Complice l'amico compositore londinese, Boccadoro & Co. raccolgono i frutti di vent'anni di un lavoro partito con l'obiettivo primo di portare certa modernità meno strong e più accessibile (vedi il minimalismo americano e la varie diramazioni), davanti al grande pubblico. Al «live» non sono mancati i nei, davvero piccoli, tipo un simpatico pasticcio del conduttore (autoironico) che ha presentato un brano al posto di un altro, un'amplificazione che ha fatto storcere la bocca («che suoni stridenti!»), il trionfo dei colori dark - unica concessione una spalla scoperta dalla violista-pin up -; infine l'immancabile gioco dei commenti qualificati: chi ha sentito una «scrittura discutibile» e «percorsi compositivi senza sviluppi», chi preferisce «Reich», chi ha notato nelle canzoni «testi differenti con la medesima musica o quasi». Ogni testa un verdetto. Nyman è uscito per i saluti. E per lui ha sentenziato la gente. Una lunga pioggia di applausi.