Se un orgoglio italiano diventa di parte

È stata questa la sorte toccata all'Expo. Ma le primarie hanno trascinato l'Expo sul piano inclinato della strumentalità

Un orgoglio italiano non doveva essere ridotto a strumento di parte. Ma è stata questa la sorte toccata all'Expo. L'esposizione universale di Milano è stata un'idea maturata durante il mandato amministrativo di Letizia Moratti, che ne è stata fra le principali artefici, di fronte alla freddezza assoluta, se non alla contrarietà, di larghi settori della sinistra milanese, impegnata - come sempre - a trovare l'«altro possibile», anche in Expo, inizialmente considerato (almeno potenzialmente) «un assurdo luna park di padiglioni» e una manifestazione «totalmente anacronistica». Questo era lo scenario che si paventava in una petizione che ebbe un certo seguito fra i nomi della sinistra «radical chic».

Lo stesso Giuliano Pisapia, attuale sindaco, non era lontano dal nutrire simili timori, tanto da firmare quella petizione (per poi spiegare che l'edizione milanese, da lui tanto ammirata, aveva realizzato le sue aspettative di «diversità»). Il successo della candidatura milanese, comunque, era arrivato anche grazie a una conduzione bipartisan della nomination, che aveva coinvolto il Comune e il governo centrale fino al risultato finale. Ciò che ha messo in pericolo lo spirito bipartisan dell'esposizione è stato semmai il tentativo di farne uno strumento retorico, al servizio della propaganda dell'ottimismo sparso a piene mani dall'attuale presidente del Consiglio.Tutti avevano apprezzato, fino all'autunno scorso (pochi mesi fa) il tentativo del commissario Expo Beppe Sala di tenere l'evento fuori dalle polemiche in cui, suo malgrado, lo volevano trascinare alcuni esponenti più o meno autorevoli del centrosinistra locale, evidentemente già proiettati sullo scenario politico delle primarie. E sono state proprio le primarie a trascinare l'Expo sul piano inclinato della strumentalità.

La visita a Milano di Renzi è stato un episodio eloquente. Il presidente del Consiglio, sbarcato a Milano per annunciare il suo piano per il dopo-Expo, in quella occasione (essendo tutto tranne che ingenuo) a parole si guardò bene dal confondere l'occasione istituzionale con l'investitura di Sala a candidato. Anzi scelse di esibire questa consapevole neutralità con l'ostentata scelta di non lusingare troppo Sala (limitandosi a un allusivo e confidenziale «grazie a Beppe»). E però poi, in sostanza, in quella occasione Renzi ha prefigurato per il dopo Expo il suo gigantesco progetto, mettendo sul piatto un miliardo e mezzo di euro per finanziarlo. Una trovata a effetto che, a sei mesi dalle elezioni, a Milano fu vista con scetticismo. Comprensibile.

Annunci