Se si cancella l'ergastolo killer fuori in 8 anni

Da Riina a Cosco, da Savasta alla banda dei portavalori: tutte le sentenzeL'impatto dei quesiti a Milano

Qual è la situazione reale della giustizia a Milano, nei settori che potrebbero essere investiti dai referendum per cui i radicali stanno raccogliendo le firme in questi giorni? Ieri abbiamo visto come la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri avrebbe un impatto tutt'altro che catastrofico, visto che già oggi nella magistratura milanese i passaggi di casacca tra toghe che indagano e collegi giudicanti è assai esiguo.
Ben più rilevanti sono le conseguenze che avrebbe un successo del referendum numero 5 proposto dal partito di Pannella: quello sull'abolizione dell'ergastolo. La conseguenza infatti non sarebbe solo la scomparsa del carcere a vita dal nostro ordinamento. Per via di fatto, i responsabili di delitti anche efferati avrebbero la possibilità di cavarsela con una condanna a sedici anni, e di conseguenza potrebbero iniziare a lasciare il carcere dopo appena otto anni. Uno scenario che potrebbe risultare indigesto ai parenti delle vittime.
Non si tratta, è bene dirlo, di grandi numeri. La quantità di ergastoli che viene inflitto a Milano ogni anno è modesta. Ma l'analisi dei casi passati all'esame della Corte d'assise racconta che si tratta quasi sempre di casi di estrema gravità, di fronte ai quali la prospettiva di una pena blanda sarebbe singolare.
Nel corso del 2012 la Corte d'assise di Milano ha inflitto complessivamente diciassette condanne alla pena massima, prevalentemente per omicidi avvenuti nel mondo della criminalità organizzata, Ad aprire l'elenco, il Capo dei capi di Cosa Nostra, Totò Riina, condannato come mandante dell'esecuzione di un mafioso rivale nel 1992. Sei condanne all'ergastolo avevano poi colpito Carlo Cosco e gli altri complici nell'omicidio di Lea Garofalo, la «pentita» strangolata e bruciata. Ergastolo anche per l'imprenditore Sergio Savasta che nel 2008 aveva ucciso e fatto sparire il rivale in amore Stefano Cerri, e per tre dominicani accusati di averlo aiutato. Altri quattro ergastoli per una banda di rapinatori specializzati negli assalti ai furgoni blindati, colpevoli di avere ucciso una guardia giurata. E carcere a vita anche per Libero Prudente, accusato di avere risolto con un omicidio il dissidio su una partita di droga. Ergastolo, infine, per un uomo riconosciuto colpevole di avere ucciso la madre. Sempre nel corso del 2012, la Corte d'assise d'appello ha confermato cinque ergastoli che erano stati inflitti in precedenza durante i processi di primo grado.
Che strategia processuale avrebbero scelto i diciassette imputati condannati all'ergastolo, se il carcere a vita non fosse stato più previsto da nostro codice penale? Se l'ergastolo sparisce, come chiedono i radicali, la pena più grave prevista dal codice penale resta la reclusione, con un massimo di ventiquattro anni. Se l'imputato sceglie la strada del rito abbreviato, che garantisce lo sconto di un terzo, i ventiquattro anni diventano sedici. E dopo metà della pena si può tornare a fare capolino fuori dal carcere.
Non a caso, il referendum sull'ergastolo è - tra i vari quesiti sollevati dai radicali - quello che solleva più perplessità tra i giuristi. La sparizione dell'ergastolo appiattirebbe bruscamente le pene, trattando allo stesso modo casi assai diversi. E questo potrebbe essere considerato incostituzionale.


Tante sono state le sentenze di carcere a vita comminate in un anno dai giudici milanesi