Se vedete un profugo telefonate a Majorinoil commento 2

di Carlo Maria Lomartire

Ad alcuni assessori della giunta che governa Milano bisogna riconoscere uno sprezzo del ridicolo che pochi altri politici possono vantare. Franco D'Alfonso, ad esempio, lo dimostrò - ricordate? - con quel surreale divieto di vendita notturna di gelati. In questi giorni alla fila dei temerari della figuraccia si è aggiunto l'assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino, a proposito delle modalità con cui la città affronta l'emergenza profughi. Siccome, secondo lui, «non esiste alcuna rete nazionale, fra le istituzioni, riguardante l'emergenza profughi», ha lanciato una patetica richiesta di aiuto a una fantomatica «rete di informatori» dalle città del Sud, dove maggiore e l'afflusso di profughi e immigrati che sbarcano sulle nostre coste, affinché «ci forniscano informazioni su quel che si vede e si sa dalle città del Sud». Sempre secondo il fantasioso Majorino, infatti, fino ad ora sarebbero arrivate più notizie su sbarchi e movimenti di immigrati da «privati cittadini spesso riuniti in associazioni» che dalle strutture dello Stato, cioè dalle prefetture. E con questo - dopo aver incassato nei giorni scorsi un paio di metaforici ceffoni dalle strutture assistenziali della Chiesa ambrosiana che aveva accusato di scarso impegno in questa emergenza - Majorino è riuscito a farsi amici anche i prefetti. Bel colpo! Provate ora a immaginare le decine di migliaia di milanesi e lombardi in vacanza in località costiere meridionali della penisola guardarsi intorno circospetti per cogliere «informazioni su quel che si vede e si sa» o fermare tutti i passati con l'aspetto da immigrati per chiedere loro dove hanno intenzione di andare nei prossimi giorni, a Milano o dove? Chissà perché, poi, dovremmo prendere per buone le risposte e «le informazioni su quel che si vede e si sa». E, d'altra parte, come conta comunque il fantasioso assessore di utilizzarle? Ma forse il nostro uomo è meno ingenuo e maldestro di come lo stiamo dipingendo. Forse, come per molte delle iniziative di questa amministrazione, la finalità principale di una mossa tanto bislacca è strumentale. Majorino, infatti, non ha perso l'occasione per fare della polemica politica, per accusare il ministro dell'Interno Angelino Alfano di non aver adeguatamente attivato la rete delle prefetture (che evidentemente, secondo l'assessore, per fare il suo lavoro ha bisogno di essere attivata). Dimenticando, però, che sebbene quel ministro non faccia parte del suo partito, il Pd, è pur sempre importante e decisivo esponente del suo governo, quello presieduto dal segretario del Pd Matteo Renzi - sempre che Majorino vi si riconosca. Ma a rafforzare il sospetto di una piuttosto cinica strumentalizzazione politica sono intervenuti altri esponenti del Pd: ad esempio Roberto Caputo, il quale, probabilmente cogliendo il carattere grottesco dell'iniziativa majoriniana, ha cercato di nobilitarla, ma politicamente, appunto: «È incredibile e avvilente che Majorino sia costretto a un appello per creare una rete di segnalazioni volontarie. Di fronte a questa enorme tragedia tocca al ministro degli Interni chiedere l'intervento dei prefetti per informare Milano delle partenze dalle loro città di gruppi di profughi». Chiaro, no? Se il povero Majiorino non sa dove sistemare gli immigrati che arrivano a Milano la colpa è di Alfano. Comunque ora la parola passa a voi milanesi in vacanza al Sud, Majorino aspetta notizie.