Sea e primarie, addio arancioni

Compagni in guerra. Dopo un anno e mezzo di mandato si parla di regolamento di conti, sfiducia, verifiche di maggioranza. Per i segretari di Pd e Sel è quanto mai «urgente», una verifica. C'è chi spinge a ipotizzare una mozione di sfiducia nei confronti del presidente dell'aula Basilio Rizzo, dopo lo strappo di giovedì sulla delibera Sea-Serravalle. Il voto contrario era annunciato, ma Rizzo è sotto accusa per aver contribuito a fare ostruzionismo nella gestione del consiglio. Ma sono quasi tutti sono consapevoli che con una maggioranza così a pezzi la mozione sarebbe un boomerang. «Devono avere i due terzi dei voti, ci provino se vogliono farmi fuori - sfida non a caso il presidente -. E deve essere una mozione motivata con la gestione d'aula, non per un voto contrario alla maggioranza». Non rischierà per il momento. E una parte del Pd ha votato Sea turandosi il naso ma la pensa come Rizzo.
Lo stesso Pd, d'altra parte, ha i suoi bei grattacapi, con i «rottamatori» di Renzi che hanno aperto una breccia nel cuore del partito. La sfida con l'apparato bersaniano si infiamma, riservando non poche sorprese. Solidamente bersaniano è l'apparato, ma i renziani avanzano a tutti i livelli. Dichiarati sono il vicepresidente del partito Ivan Scalfarotto e una miriade di amministratori locali, fra i quali i sindaci di Lecco, Lodi, Magenta e Abbiategrasso. «Partita vera, gli altri hanno paura», dicono ora i renziani.