Sea, un problema con tre protagonisti ma una ricetta sola

Nelle prese di posizione di questi giorni su Sea c'è di tutto ma non emerge il problema principale: la necessità di aumentare il volume di traffico a Malpensa che è la condizione per una difesa efficace dei livelli di occupazione del sistema Sea. Certo questo obiettivo è garantito principalmente (non sufficientemente non foss'altro per i tempi non immediati) dalla ripresa economica che è questione più generale. Ma è parte importante anche la necessaria limitazione del traffico da Linate verso Parigi, Francoforte e Londra che hanno trasformato il Forlanini in un grande collettore di viaggi intercontinentali a beneficio delle compagnie straniere e dei loro aeroporti di riferimento. Linate in poche parole fa concorrenza a Malpensa perché non sono stati mai attuati né il decreto Burlando del 1998 né quelli di Bersani negli anni successivi.
Questo è la decisione più concreta e rapida che le istituzioni italiane avrebbero dovuto e devono assumere ma incredibilmente viene ignorata, anche dalla proprietà, con una drammatica fuga dalle responsabilità che si riflette ai vari livelli ed è l'emblema della crisi del nostro paese. In queste settimane si sono addensate nubi oscure sulla Sea, a partire dalla stratosferica multa comminata dalla Commissione Europea. Tutto però può essere gestito a condizione che si parta dai problemi di fondo che nonostante le valanghe di progetti, iniziative e dichiarazioni sono rimaste inalterate. Riportare in un corretto equilibrio i conti economici della Sea salvaguardando l'occupazione è il mandato che deve essere affidato a tre soggetti. In primo luogo il governo sia per quanto riguarda la trattativa con l'Europa per la sospensione del provvedimento sanzionatorio adottato che per la limitazione del traffico su Linate. In secondo luogo il management e gli azionisti che devono fornire un progetto credibile di risanamento che offra non solo la garanzia ai dipendenti del mantenimento del lavoro ma sappia anche individuare per ciascuno mansioni equivalenti nell'attività del sistema aeroportuale. In terzo luogo il sindacato che è chiamato a confrontarsi e a condividere il progetto assumendosi il ruolo e la responsabilità di controllarne la corretta attuazione. Un'aeroporto è una macchina delicata. Questo non vuol dire sottovalutare il dramma che vivono tutti coloro che rischiano di perdere il proprio futuro ma al contrario deve essere uno stimolo per ricercare le forme di lotta più efficaci per garantire il lavoro.
* segretario UIL di Milano e della Lombardia