Sea trema per il verdetto Ue Venerdì decolla lo sciopero

Lavoratori pronti a incrociare le braccia contro l'Europa che impone di cambiare datore di lavoro (e retribuzioni)

Per venerdì è stato proclamato uno sciopero di quattro ore dei dipendenti di Sea Handling, che potrà procurare disagi ai passeggeri di Linate e di Malpensa. E' viva la preoccupazione sui destini della società, che occupa 2.200 persone, sulla quale pende infatti, come una spada di Damocle, la condanna dell'Unione europea alla restituzione di 360 milioni di euro (più gli interessi) che sono stati qualificati aiuti di Stato. Ieri il presidente del gruppo Sea, Giuseppe Bonomi, ha detto: «Capisco questa protesta che impatta su persone che non hanno né ruolo né responsabilità rispetto alla vicenda. Ma se viene acuita la tensione, c'è il rischio concreto che siano i clienti a lasciarci».

I clienti dei servizi di terra (handling) sono le compagnie aeree; Sea handling ha attualmente 121 contratti in essere, per un fatturato 2012 di 107 milioni; ma 28 di questi, che rappresentano un valore di 75 milioni, scadono nel 2013. «Anche Alitalia e easyJet sono in fase di rinnovo e dobbiamo essere in grado di offrire un servizio efficiente, non compromesso dalle agitazioni; se no rischiamo di perdere quote di mercato».

Il futuro di Sea Handling appare molto incerto. Bruxelles ha stabilito che il ripianamento delle perdite effettuate dalla Sea dal 2002 in favore della propria controllata sono illegittimi e vanno restituiti, perché hanno «drogato» una società che altrimenti sarebbe fallita. L'obiettivo principale dell'Antitrust europeo è la libera concorrenza senza distorsioni; nel caso vengano accertate anomalie, o si esce dal mercato o si ripristinano le regole. L'Ue ha imposto a Sea Handling di restituire alla capogruppo Sea i 360 milioni erogati. La Sea, attraverso il suo presidente, insiste sul fatto che non è stato erogato denaro pubblico: tra il 2006 e il 2012, anzi, la Sea «ha staccato cedole a favore dei suoi soci pubblici (Comune e Provincia di Milano) pari a 550 milioni». Ma, evidentemente, secondo la Ue questo dividendo poteva essere superiore senza le perdite generate dalla società dell'handling.

La sentenza di Bruxelles è immediatamente esecutiva e Sea Handling non possiede il denaro che deve restituire. Quindi, tra i vari ricorsi avviati, ce n'è uno che chiede la sospensiva della sanzione, il cui responso dovrebbe arrivare nelle prossime settimane, prima del varo del bilancio da parte prima del cda e poi dell'assemblea. La situazione è delicatissima: se sarà accordata una sospensiva, la società avrà, ragionevolmente, due anni di tempo per studiare e concordare con l'Ue un «piano B», grazie al quale tenere in vita le attività. Se non sarà accordata la sospensiva, Sea Handling sarà condannata al fallimento (o comunque a una procedura concorsuale): non ha il denaro e non possiede nemmeno i presupposti contabili per creare un fondo di accantonamento. Nel frattempo cda e assemblea di Sea Handling sono stati rinviati, ma l'approvazione del bilancio deve avvenire entro giugno.

Non è possibile fare previsioni sulla decisione di Bruxelles e questo genera comprensibile insicurezza. Bonomi ieri, in un incontro ristretto, ha spiegato che non sono in corso trattative per la cessione della società (fatto che non estinguerebbe l'obbligo di restituzione degli aiuti) e che non è possibile nemmeno incorporare la controllata-debitrice nella controllante-creditrice, perché ciò non basterebbe a sanare le alterazioni della concorrenza riscontrate. Se, come auspicato, la sanzione venisse sospesa, potrebbe essere concordato con l'Unione europea un «piano B», sul quale la Sea si sta concentrando; potrebbero essere scorporati dei rami di attività, dando alla società un diverso perimetro.

Una cessione dovrebbe poi avvenire a prezzi di mercato e in condizioni di discontinuità con il passato. Due osservazioni: da un punto di vista economico-finanziario sul consolidato Sea l'eventuale fallimento di Sea Haldling non avrebbe impatto, poiché la società, pur sostanzialmente risanata, è ancora in perdita; quanto ai lavoratori, l'eventuale rimodellazione della società comporterebbe esternalizzazioni (si presume circa 700) ma non tagli. I dipendenti di Sea Handling - ha detto Bonomi - in virtù di una contrattualistica che ha radici nell'antico monopolio, "hanno attualmente retribuzioni del 20% superiori alla media dei concorrenti".