Al ristorante di Seedorf non piacciono gli scontrini fiscali

Chiesta la chiusura del Finger's, il ristorante del calciatore. Nel blitz smascherati 150 "fuorilegge" su 500 esercizi controllati

Buono il sushi, alti i prezzi, vipparola la fauna di calciatori e veline che si aggira nella penombra dei suoi tavoli. E la ricevuta fiscale? Chissenefrega. Al Finger's, il ristorante del calciatore ex Milan Clarence Seedorf, pare che dimenticarsi di rilasciare la ricevuta fosse più una regola che un'eccezione. Ma sabato sera anche lì sono arrivati i finanzieri, nell'ambito della giornata di caccia all'evasione decisa dal comando delle Fiamme gialle milanesi. Conseguenza catastrofica: i conti erano intorno ai 250 euro, ma dieci clienti uno dopo l'altro sono usciti dal ristorante di via San Gerolamo Emiliani, sulla sponda di corso Lodi, senza ricevuta. E, insieme a una multa salata, per il Finger's le Fiamme gialle hanno fatto scattare la richiesta di chiusura.

Se il caso del ristorante di Seedorf risulta particolarmente eclatante, per il resto il bilancio della no stop di controlli conferma che una certa disinvoltura è dura a morire: 150 evasori su 500 controlli di scontrini e ricevute effettuati a negozi e locali. «Il 30% di evasione? È un dato troppo alto, non va bene e danneggia la categoria», questo il mood che si respirava tra i commercianti all'indomani della seconda ondata di controlli. La squadra di 170 finanzieri ha battuto a tappeto dalle 9 alle 23 bar, ristoranti e negozi di abbigliamento da via Dante a San Babila, da Paolo Sarpi a Buenos Aires, dai Navigli al Ticinese. A ritenere allarmante il dato del 30 per cento di evasione sono le stesse organizzazioni di categoria: «Un dato troppo alto», dice Gabriel Meghnagi, presidente di Ascobaires, l'associazione che riunisce gli esercenti della via commerciale più lunga d'Europa. «C'è troppa evasione - sbotta Meghnagi - anche perché i controlli di ieri, a differenza di gennaio, hanno riguardato solo la mancata emissione di scontrini, una piaga che danneggia tutta la categoria». Troppi controlli? «No, anzi ben vengano, la presenza dei finanzieri aiuta a tenere puliti i marciapiedi dai venditori abusivi».

Dello stesso parere Alfredo Zini, presidente di Epam, l'associazione milanese dei pubblici esercizi: «I controlli vanno bene, l'accanimento un po' meno. Anche se le ispezioni fatte due o tre volte l'anno nella stessa zona servono per accertare la recidiva, ed evidentemente ci sono ancora troppi "furbetti". Il 30% è purtroppo un dato molto alto, che danneggia l'intera categoria, anche perché la maggior parte dei commercianti è risultato in regola». I più multati bar e ristoranti? «No, il fenomeno è trasversale». E se per Zini «la visita dei finanzieri intralcia il lavoro», per Giorgio Montingelli, presidente di Ascodante, «dà fastidio ai clienti». Mentre una giustificazione per gli smemorati della ricevuta fiscale viene da Giorgio Israel, patron delle "Scimmie", lo storico locale sul Naviglio Pavese: «In un periodo di crisi come questo ci si può aspettare un quadro del genere, la maggior parte delle imprese cerca di sopravvivere. Detto ciò preferisco vedere il bicchiere mezzo pieno». Accanimento? «Sinceramente sento un po'odore di bruciato, la mia impressione è che si stia facendo, così come avvenuto a Cortina, un po' troppo fumo».