SEGUE DA PAGINA 41

(...) A una prima verifica, sembra che il 40% degli esercizi denunciati abbia commesso effettivamente irregolarità gravi, il 60% infrazioni «discutibili», spesso anche in buona fede. Comunque, i funzionari non hanno ritenuto di effettuare un vaglio interpretativo dei verbali e - sempre senza che qualcuno si degnasse di avvertire l'assessore, che ha appreso dell'iniziativa a cose fatte, dai giornali - hanno fatto partire entro il 31 dicembre (per poterle iscrivere a bilancio) 672 contravvenzioni, per un ammontare totale di 784mila euro. In preparazione ce ne sono altre centinaia, per un ricavo potenziale vicino ai due milioni.
La reazione dei commercianti è stata molto forte, e ha avuto un effetto quasi immediato. L'assessore Cadeo (con il pieno assenso del suo collega con l'interim del Commercio Terzi), conscio del danno politico che la vicenda potrebbe provocare presso una categoria fisiologicamente vicina al centro-destra, ha dato ordine di sospendere gli accertamenti e l'invio di ulteriori verbali, ha disposto la rescissione del contratto con la Maggioli e sta studiando le possibili strade da seguire per annullare le multe comminate in base a un’interpretazione troppo restrittiva o addirittura sbagliata della legge. Sarà invece difficile che vengano «risarcite» quelle relative a violazioni accertate di norme consolidate.
Ora si apre una serie di problemi. Il primo è quello di cercare di limitare i danni, tenuto conto che, in presenza di un verbale di accertamento le contravvenzioni erano un atto dovuto e che il loro azzeramento è possibile solo in presenza di errori formali, o in seguito a una complessa procedura interpretativa, caso per caso. Il secondo è, come dice Cadeo, non tanto di individuare i responsabili, che potrebbero anche avere agito in buona fede, quanto quello di correggere un sistema che non ha funzionato. Poiché tutto discende da una legge dello Stato, il senatore Antonino Caruso si è assunto il compito di presentare d'urgenza alcuni emendamenti al collegamento della Finanziaria che esentano i commercianti da una serie di adempimenti e che, se approvati, semplificherebbero notevolmente i rapporti tra il Comune e gli esercenti e potrebbero avere una specie di effetto sanatoria. Il terzo è la applicazione al settore del commercio, oggi super regolamentato e per giunta gravato da un’assurda varietà di tributi, di quella semplificazione legislativa per cui è stato addirittura creato un ministero, ma che in molti casi, per esempio l'occupazione di suolo pubblico, può essere attuata anche a livello comunale. «Dobbiamo smettere» dice Cadeo a mo' di esempio «di chiedere dei soldi a chi mette una pianta davanti al suo negozio». Siamo di fronte a un’autentica giungla normativa, che comporta per i titolari di esercizi non solo spese, ma anche grandi perdite di tempo, che appare particolarmente assurda in una fase in cui tutte le attività economiche sono in sofferenza, e - specie quando non costa nulla - la politica deve fare il possibile per sostenerle.