Servillo: «La parola canta fra teatro e tradizione»

Il leader degli Avion Travel oggi in scena con il Solis String Quartet: «I classici napoletani a modo mio»

Ferruccio Gattuso

Sarà la loro natura partenopea, l'espressività teatrale che vibra sul volto anche senza che emettano una parola, sarà forse il segno distintivo di un'eredità famigliare non confessata, ma i fratelli Servillo Peppe e Toni, il musicista e l'attore svelano all'ambiente circostante un carisma innato. Chi si presenterà questa sera alle ore 21 (ingresso 30-15 euro, info 800.18.49.49) in piazza Gae Aulenti nella cornice «da nuova Milano» dell'Unicredit Pavilion potrà averne la prova in occasione dell'ultimo concerto della rassegna primaverile di «Jazz al Pavilion», del quale è protagonista proprio Peppe Servillo insieme al Solis String Quartet. Per Servillo è il secondo passaggio dalla rassegna targata Unicredit e l'occasione si rivela speciale: insieme ai musicisti napoletani pronti a interpretare in chiave originale, «classicista e teatrale», alcuni dei brani più nobili e belli della tradizione napoletana ci sarà infatti il disegnatore Giuseppe Ragazzini. In un suggestivo connubio tra musica e immagini, le note del Solis String Quartet e della voce di Peppe Servillo si intrecceranno ai disegni di Ragazzini. «Con Giuseppe avevo già collaborato in passato spiega Servillo in occasione di un omaggio degli Avion Travel al compositore Nino Rota intitolato 'L'Amico Magico', secondo la definizione che Fellini dava del suo compositore preferito». La scelta del repertorio è invece figlia di due album realizzati insieme al Solis String Quartet. In «Spassiunatamente» e nel più recente «Presentimento» Servillo e il fido quartetto - Vincenzo Di Donna e Luigi De Maio al violino, Gerardo Morrone alla viola, Antonio Di Francia a cello e chitarra - rivisitano brani come che è poco definire classici, come «Palomma», «Tarantella segreta», «Mienz'o Grano», «Scalinatella». Se si chiede a Peppe Servillo quale sia il segreto del classicismo della musica napoletana, la risposta, come dire, vola alto: «Tra il 1800 e la metà del Novecento la tradizione canora e musicale napoletana, e la stessa cultura napoletana, hanno vissuto un'età dell'oro spiega il cantante e attore Allora vi era una totale corrispondenza tra ciò che i poeti in città sentivano di scrivere e ciò che il pubblico sentiva. Un vero fenomeno di arte popolare. Era un'epoca in cui i mezzi erano al servizio dei contenuti. Oggi sembra avvenga il contrario, il contenuto si presta al servizio del mezzo che dovrebbe esprimerlo». Il rapporto con Milano, per Peppe uomo del Sud, è sempre stato speciale: «Milano e i napoletani hanno sempre interagito bene spiega Servillo - Per me poi questa città ha dato l'occasione di conoscere persone, come Caterina Caselli, che mi hanno dato preziose opportunità professionali Per non parlare della collaborazione col Piccolo Teatro, insieme a mio fratello Toni, con 'Le voci di dentro' di Eduardo e 'La parola canta', quest'ultimo proprio insieme al Solis String Quartet».