Sesto, tangenti per l’edilizia «Irregolari 9 pratiche su 10»

Enrico Lagattolla

Il «Sistema Sesto» è anche un questione di cemento. Affari immobiliari e pratiche urbanistiche che scivolano come olio negli ingranaggi della pubblica amministrazione. E a ungere i meccanismi sarebbe stato Marco Magni, architetto di cerniera tra costruttori e politici, professionista degli «oneri conglobati», fumosa locuzione dietro cui nascondere le tangenti. Una pratica consolidata negli anni dell’amministrazione di Filippo Penati, seconod i pm di Monza, e portata avanti anche durante la sua presidenza in Provincia. Magni è finito in carcere con l’accusa di corruzione, e sulla sua attività è stata disposta una perizia. È un documento di quasi sessanta pagine, firmate dall’architetto Giacinto Rimoldi, la cui conclusione appare piuttosto definitiva. «Il 90,9% delle pratiche esaminate e regolarmente approvate presentano motivi di contrasto se non di incompatibilità» con le norme urbanistiche.
Più metri cubi, più denaro. Anche a Sesto San Giovanni sembra funzioanre così. C’è il caso degli appartamenti in costruzione in via Giordano Bruno. Il progetto iniziale prevede tre unità immobiliari, la variante poi approvata dal Comune le porta a cinque e «le amplia incrementandone la slp (superficie lorda complessiva di pavimento, ndr)», in «contraddizione con il potenziale volumetrico dichiarato con la richiesta di permesso di costruire originaria». C’è un fabbricato industriale in via Campari che diventa edificio residenziale, un intervento «realizzato in modo probabilmente improprio», data la «volumetria sovradimensionata». Ancora, c’è un intervento per la ristrutturazione e il cambio di destinazione d’uso di un immobile in via Luini «che - è la stroncatura del perito - non poteva essere consentito», tanto da sottolineare come sia stato «singolare che la commissione edilizia abbia espresso parere favorevole di fattibilità». Scorrendo le carte depositate dai magistrati, si trova anche la ristrutturazione di un vecchio cinema di Sesto, di proprieta di Piero Di Caterina (il grande accusatore di Penati, ma che per molti avrebbe fatto affari con l’ex sindaco), che l’imprenditore vuole trasformare in un complesso abitativo. Ma «non risulta l’interesse pubblico dell’intervento», né «è dimostrata la disponibilità di parcheggi pertinenziali richiesti dal piano regolatore», mentre «i vani dichiarati quali cantine non potrebbero essere considerati tali».
Insomma, erano i buoni agganci dell’architetto Magni - sostiene la Procura - a rendere possibile quello che norme urbanistiche avrebbero vietato. E il tutto con grande rapidità. «Gli iter di approvazione delle pratiche edilizie presentate da Magni - sottolinea la perizia - si concludono generalmente in tempi brevi». Come accade per la pratica presentata il 3 aprile del 2006, proposta lo stesso giorno alla giunta dall’assessore all’Edilizia Pasqualino Di Leva (arrestato), e approvata 24 ore più tardi. Un record. Per i pm, ottenuto a colpi di tangenti.