Sfratto ai chioschi in Duomo «Da qui non ce ne andiamo»

Ai tavolini di plastica di McDonald è stato concesso di invadere la trecentesca piazza dei Mercanti. Invece per la piccola popolazione di ambulanti che da sempre lavora nella stessa zona, il pugno di ferro del Comune ha ora un nuovo alleato: il Tar della Lombardia che nei giorni scorsi ha respinto l'ultimo ricorso di due venditori di souvenir, che da decenni offrono Madonnine e sciarpe dell'Inter in piazza Duomo e in piazza Scala. I due banchetti - gestiti da due fratelli, Andrea e Leopoldo De Muzio - se ne devono andare. E nei prossimi giorni, se il Tar non smentirà se stesso, lo stesso ordine di sfratto piomberà sui loro tre colleghi che in piazza Duomo vendono aranciate e cocco: come quello del signor Alfredo, «sono qui dagli anni Settanta e ho iniziato con le caldarroste».
Motivo della cacciata, la campagna in difesa del decoro del centro lanciata dalla Giunta contro quello che è stato definito «il suk di piazza del Duomo». Alla fine dello scorso anno, ai titolari dei chioschi era stata comunicata la revoca della concessione. In febbraio il Tar aveva congelato l'efficacia dello sfratto, sostenendo il diritto dei commercianti a vedersi offrire un'altra sistemazione. E qui nasce il problema: perché il Comune ha provveduto a proporre delle nuove location, che però i chioschi hanno ritenuto inaccettabili. Come piazza Repubblica, dove di turisti non si vede l'ombra e passano solo auto a velocità da gp. O come piazza Missori, una delle lande più desolate del centro cittadino. «Se queste sono le controproposte, noi da qui non ce ne andiamo», hanno deciso i fratelli De Muzio. E, assistiti dall'avvocato Angelo Guglielmello, sono tornati a battagliare davanti al Tar: sventolando la legge regionale del 2010 che stabilisce il diritto dei commercianti sloggiati dalle loro postazioni a ottenere postazioni almeno «equivalenti». E come si può sostenere che un posto al sole in piazza Duomo equivalga a un marciapiede di corso Sempione?
Ma ora il Tar dà ragione al Comune, con due sentenze che lasciano ai De Muzio - e verosimilmente ai loro colleghi i cui ricorsi verranno decisi in questi giorni - solo la possibilità di trattare le condizioni della resa o venire sfrattati dai ghisa. Secondo i giudici, il Comune ha agito nell'ambito dei suoi poteri quando ha individuato la cosiddetta «zona E», quella di massima tutela storico ambientale: piazza Duomo, la Galleria, piazzetta Reale, piazza Scala, piazza Santa Maria delle Grazie. Lo stop alle licenze di occupazione in queste zone, secondo il Tar è giustificato dalla «necessità che le attività economiche e commerciali si svolgano in modo compatibile con le esigenze di tutela degli altri valori sanciti dalle leggi: nella fattispecie il recupero e la riqualificazione del centro della città». Quanto alle lagnanze dei De Muzio sullo scarso appeal delle alternative loro offerte, i giudici scrivono che «la prescrizione di equivalenza deve intendersi come riferita alle dimensioni del posteggio, alle caratteristiche dell'area, alla visibilità commerciale, ma non certo alla sua capacità di produrre gli stessi introiti».
Sfratto immediato, dunque. «É un provvedimento - commenta l'avvocato Guglielmello - del tutto sproporzionato. Il centro è invaso da tavolini di ogni genere. Se non piaceva il look delle attività dei De Muzio, si poteva chiedere semplicemente di modificarlo».

Commenti
Ritratto di centocinque

centocinque

Gio, 12/09/2013 - 13:51

intanto propsperano i banchetti dei venditori in nero di merce contraffatta e i solerti vigili si girano dall'altra parte!