"Sfratto" al cubo in San Babila e polemica sul ritardo Apple

Stop ai souvenir col logo del Comune, a rischio gli store Fi sulla "mela" in piazza Liberty: stringere i tempi

«Ma che fine ha fatto l'Apple store di piazza liberty? Doveva aprire lo scorso dicembre, poi a gennaio. Siamo ad aprile e ancora niente. Abbiamo una piazza bloccata da mesi con grossi disagi per i commercianti, i residenti e i consolati presenti». A sollevare la polemica su Facebook ieri è il consigliere di Forza Italia Pietro Tatarella. Che insinua un dubbio: «Non è che per caso avendo bucato l'apertura per il lancio dell'iPhone X stanno aspettando un nuovo prodotto per poter far partire il punto vendita con dei buoni numeri? Una cosa è certa: quello che è stato concesso alla Apple un cittadino qualunque se lo può solo sognare». I lavori in piazza Liberty sono partiti a inizio 2017 e in effetti la società di Cupertino inizialmente voleva centrare l'obiettivo di un'apertura in pompa magna sotto le feste di Natale, ma giò lo scorso ottobre aveva dovuto spostare il mirino più avanti, al febbraio 2018 a causa del ritrovamento di amianto nei sotterranei, in spazi occupati dall'ex cinema Apollo. Poi anche il secondo slot è saltato e - senza fissare una data precisa - l'inaugurazione è slittata a «prima dell'estate». Secondo alcuni rumors l'amianto era presente in porzioni molto limitate, l'intervento ha richiesto un tempo molto limitato. E sempre stando a queste voci di corridoio, giorni fa i vertici di Apple Europa avrebbero incontrato il sindaco Beppe Sala per sondare l'aria, vorrebbero posticipare a settembre l'apertura dello store disegnato dall'archistar Norman Foster, in concomitanza con il lancio di un nuovo prodotto. L'assessore all'Urbanistica Pierfrancesco Maran ribatte a Tatarella: «Chiunque passa da piazza Liberty vede un cantiere dinamico. Mi pare una polemica politica che marchi la differenza tra realizzare un grande investimento, che tra l'altro ha notoriamente benefici anche turistici per la città, e scrivere un post sui social». Da un paio di settimane il cantiere super blindato sta iniziando a svelare i primi particolari, come il totem dello store, la parete di cristallo su cui cadrà la cascata. I visitatori accederanno al negozio posto sottoterra scendendo da una grande scalinata che verrà utilizzata anche come auditorium per eventi e cinema all'aperto.

E potrebbe avere i giorni contati il «cubo» nero (spesso battezzato «ecomostro») utilizzato dal 2013 per vendere i prodotti con il logo del Comune in piazza San Babila, idem il gemello un pò meno invasivo montato l'anno scorso in piazza Cordusio. La società che aveva vinto l'appalto per gestire il merchandising è fallita a fine 2016, finora la vendita è stata portata avanti da due sub licenziatari ma il contratto (già in proroga) è in scadenza a fine giugno. «Potremmo faremo una proroga per smaltire le rimanenze - ha spiegato ieri l'assessore al Turismo Roberta Guaineri - ma non intendiamo proseguire con questa formula di merchandising a 360 gradi, non funziona, si vende pochissimo». Basta magliette, penne, pupazzi. «Meglio concentrarsi su pochi oggetti, penso al panettone o al casco» e in estate lancerà il portale yesMilano come uno sito per la promozione turistica, eventuali souvenir avranno quel logo. Il negozio all'Urban Center diventerà solo infopoint, «sotto sfratto» gli store in San Baila e Cordusio: «Valutiamo se rimuoverli o cambiare uso». Ma all'ipotesi di spostarli in periferia risponde con una battuta che la dice lunga sull'appeal dei cubi: «In periferia mettiamo solo cose belle». Bocciato infine il servizio 02.02.02 (ed è aperta la gara per un nuovo fornitore). Il direttore del Marketing metropolitano Luca Martinazzoli ammette che è «la nota più dolente per tempi di attesa e capacità di risposta. Gli operatori ricevono oltre 200mila all'anno da chi vuole prenotare la carta d'identità o per casi legati a multe, chiamate che durano in media 8 minuti e occupano l'80% del tempo».