Sgomberi, la protesta sale sul tetto

Sono arrivati nel primissimo pomeriggio, 150 uomini in borghese e in divisa, e anche la «Ardita pizzeria del popolo» se n'è andata. Del resto di fronte a un tale schieramento, qualsiasi reazione degli anarchici che occupavano una stabile in via Cola di Rienzo 48 sarebbe stata semplicemente suicida. Così mentre in tre salivano sul tetto, dove tenteranno di rimanere il più a lungo possibile, e due scalavano una gru sventolando uno striscione, altri cinquanta sono rimasti in strada a ruggire la loro rabbia fino a tarda sera.
Lo stabile era stato invaso il 23 febbraio dal gruppo che a suo tempo aveva dato vita al Lab Zero in Ripa Ticinese 83. Sloggiati il 15 giugno 2010, avevano peregrinato per la città, occupando già in serata uno stabile in via Savona 18, non senza qualche violento tafferuglio con le forze dell'ordine. Qui rimasero fino al 14 ottobre per poi essere nuovamente sfrattati. Quattro giorni ed eccoli rispuntare in via Giannone 8 dove rimasero fino al 14 febbraio dell'anno dopo, quando la polizia li cacciò per la terza volta. E per un paio d'anni di loro non si sentì più parlare fino a quando si fecero nuovamente vivi per prendersi l'edificio di via Cola di Rienzo.
La preda questa volta era una palazzina fatiscente, semivuota, di proprietà di una società immobiliare che stava attendendo se ne andasse anche l'ultimo inquilino, un negozio di elettricità, per iniziare i lavori di restauro. E là sono rimasti tranquilli per quattro mesi, tra feste, musica e bevute di birra, con qualche preoccupazione dei residenti, anche se alla fin fine non ci sono mai stati grossi problemi di convivenza. Ma la proprietà premeva per riottenere l'edificio e ieri è scattato lo sgombero. Una ventina di mezzi delle forze dell'ordine si sono prima concentrati in piazza Sant'Ambrogio, davanti alla caserma Annaruma, quindi alle 14 sono partiti all'attacco. Gli uomini in divisa hanno circondato l'edificio e la Digos è andata a «bussare» alla porta. In quel momento dentro c'erano una quindicina di giovani che non hanno potuto nemmeno pensare a una reazione. Così mentre tre di loro riuscivano a rifugiarsi sul tetto, agli altri non restava che impacchettare le loro masserie e portarle in strada. Poi è partito il tam tam della rete per «chiamare i compagni alla lotta». Ma questo gruppo, anarchici e cani sciolti, non gode di grandi simpatie in città, per cui sono arrivate, per dovere, alcune piccole delegazioni di altri Centri sociali, Cantiere, Zam, Panetteria. Così alle 18, orario previsto per il concentramento e il corteo, i manifestanti non arrivavano alla cinquantina. I ragazzi sono rimasti a lungo accampati in strada, con grossi problemi alla viabilità, lanciando i soliti bellicosi proclami di guerra. Verso le 19.30, quando il numero ha sfiorato il centinaio, i manifestanti sono partiti per una camminata attorno al quartiere, guardati sempre a vista dalle forze dell'ordine, con cui però non sono mai entrati in contatto. Resta da vedere cosa succederà nei prossimi giorni. La zona rimarrà fortemente presidiata, almeno fino a quando gli anarchici non saranno scesi e la proprietà avrà murato tutti gli ingressi. Sempre che gli ex Lab Zero non trovino a breve un altro spazio da occupare.