«Si disinteressava del denaro, amava cibo e vino»

Monsignor Luigi Testore, professore in seminario, segretario particolare del cardinal Martini, vicario dell'allora arcivescovo per il settore economico, suo esecutore testamentario. Un uomo che l'ha conosciuto da vicino.

Il gesuita Carlo Maria Martini aveva fatto voto di povertà. Ci racconta qual era il suo rapporto con il denaro?

«Da gesuita non aveva proprietà, ma da vescovo non faceva più parte della Compagnia e ha incassato personalmente i diritti d'autore sul suo conto sul quale anch'io avevo la firma».

Lei era il cointestatario del conto di Martini? E che cosa faceva il cardinale?

«Era talmente distaccato che non si informava mai sul denaro. Ogni tanto mi domandava: C'è qualche soldo sul conto?. E mi chiedeva di darlo in beneficenza».

A chi preferiva far beneficenza?

«A suore, congregazioni religiose, al Patriarcato di Gerusalemme per aiutare le scuole cattoliche a concedere borse di studio ai cristiani della Palestina che non avevano soldi per le rette».

Quale ricordo personale la colpisce di più?

«L'eccezionale capacità di prudenza e di governare ascoltando. Quando ero vicario del settore amministrativo, gli diedi un consiglio che non seguì. Mi scrisse una bella lettera spiegando perché alla fine aveva preso una decisione diversa dalla mia opinione. Un gesto non comune».

Lei gli è stato vicino negli ultimi anni di vita, a Gallarate. Che cosa ricorda con più affetto?

«Ancora una volta il suo totale distacco dal denaro che assumeva forme di ingenuità. Lo portavo fuori a mangiare e non mi ha mai chiesto: posso pagare il conto? Non se ne preoccupava per nulla».

Mi scusi, ma tanto distacco dell'arcivescovo di Milano non metteva in pericolo l'amministrazione della Diocesi?

«Come vescovo ha governato in modo estremamente preciso questi aspetti. Mi chiedeva tutto, a proposito di ogni progetto voleva sapere con esattezza e addirittura con minuzia da dove provenissero i fondi».

Molti hanno l'idea di un padre Martini molto ascetico. Si gustava i piaceri della vita?

«Amava la buona cucina e si divertiva a provare piatti particolari, come la polenta di Marino, vicino a Roma. Aveva un certo gusto nel vino. Era corporeo e concreto».

Altre passioni poco note?

«Gli piacevano i gadget elettronici. Ricordo una volta all'aeroporto di Parigi in cui cercava negozi di elettronica per scoprire le ultima novità tecnologiche».

Li guardava soltanto oppure li usava?

«Si appassionava agli strumenti contemporanei, li considerava importanti e li utilizzava. Come da subito usò internet e posta elettronica».

L'immagine più forte del Vangelo che ha ricevuto da lui?

«La città sul monte visibile a tutte le genti. Era preoccupato da una Chiesa che tendeva a chiudersi. Oggi sarebbe contento».

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