Si lancia dal terzo piano: tragica morte in questura

Il ragazzo era in stato confusionale dopo aver picchiato i genitori È scappato dagli agenti e si è buttato

Chi lo ha visto, poco prima delle 7.30 di ieri, o chi più tardi, con un forte senso d'impotenza nel cuore, ha scorso i filmati delle telecamere della questura, sostiene che sembrava un gatto, un felino: agilissimo, atletico, imprendibile. Ma soprattutto, imprevedibile. «Un momento prima era in piedi, al pianterreno del corridoio della questura, lo stavamo accompagnando in cortile per raggiungere l'ambulanza che l'avrebbe portato in ospedale. All'improvviso si è fermato come se stesse riflettendo e ...Zac! Ha fatto un balzo a sinistra e ha infilato le scale, saltando i gradini tre a tre. I poliziotti che erano attorno a lui - e che fino a quel momento avevano cercato di calmarlo, accarezzandogli persino il volto dinnanzi alle sue frasi sconnesse e alle richieste d'aiuto - gli si sono messi subito alle calcagna, ma lui aveva le ali ai piedi. Primo, secondo piano, finestre con le sbarre. Poi il ragazzo ha raggiunto l'androne del terzo piano. Lì ha trovato la prima finestra senza inferriate e si è lanciato nel vuoto. Un attimo e non c'era più».

Resta incomprensibile nella sua drammaticità, e per questo ancora più amara da accettare, la fine di Gianluca Mereu, 22 anni, giovane milanese incensurato, secondo figlio di una coppia di ristoratori sardi, Geraldo e Marinella Melis, titolari di una nota osteria di pesce «La Risacca 2» in viale Regina Giovanna. Troppo giovane per morire senza una ragione Gianluca che, se l'aveva, si è materializzata solo nella sua mente e lì è rimasta, quando si è buttato dalla finestra della questura (i pm indagano con l'ipotesi di suicidio), un volo di nemmeno 10 metri che lo ha catapultato sul terrazzamento all'angolo con corso di Porta Nuova, prendendosi la sua vita.

Nella casa che il ragazzo divideva con i genitori - al secondo piano di un bel palazzo di piazza Piola, in Città Studi - infatti la polizia ha rinvenuto 70 grammi di marijuana che, comunque, non giustificano quanto è accaduto l'altra notte e tanto meno la tragedia di ieri mattina.

Alle 4.30 a chiamare il centralino del pronto intervento è Marina C., 34 anni, che risiede con il compagno nell'appartamento al primo piano della scala C, proprio sotto i Mereu. «Da quella casa non ho mai sentito spostare una seggiola, non sono mai arrivate voci alterate o segnali di litigi. Così, quando all'alba sono stata svegliata da urla violentissime, da richieste d'aiuto, mi sono affacciata al balcone e ho notato il figlio che usciva fuori in giardino correndo verso l'ingresso del palazzo, ho telefonato al 112».

Gianluca, tornato a casa dopo i genitori reduci dal lavoro al ristorante, quella notte aveva cominciato improvvisamente a urlare frasi sconnesse contro la madre e il padre e, quando si erano alzati dal letto per calmarlo, li aveva picchiati al volto con forza. Campione di thai boxe con tanto di attestati appesi in camera da letto, una corporatura agile e sportiva, il ragazzo, fuggendo, aveva lasciato in casa un padre e una padre doloranti, ma soprattutto impauriti per quella repentina e inspiegabile mutazione del figlio minore. Che mai, come spiegheranno poi alla polizia, si era comportato in quel modo.

Mentre la signora Mereu raggiunge il commissariato «Città Studi» di via Cadamosto (quello più vicino al suo ristorante, ndr ) il marito corre a casa del figlio maggiore, Emanuele, che abita vicino a piazza Piola con la famiglia. Così, una volta sul posto, l'equipaggio delle «Volanti» trova l'appartamento aperto e vuoto. Poco dopo, però, Geraldo ed Emanuele raggiungono la casa, spiegano cos'è accaduto e tutti insieme si mettono alla ricerca di Gianluca. Il 22enne non è andato molto lontano: è a 200 metri da lì, fermo davanti alla chiesa di piazza Bernini. Ha un rosario in mano e pronuncia frasi religiose. Convinto dal fratello e dai poliziotti, Gianluca viene accompagnato in questura. Sono le 6.30 e in via Fatebenefratelli quel ragazzo che continua a dire frasi senza senso e chiede «aiuto», viene immediatamente affidato al personale del 118 che, raggiunta la questura, rileva che i parametri medici di Gianluca sono nella norma. Il ragazzo, però, è in evidente difficoltà: i poliziotti gli stanno accanto, vorrebbero aiutarlo. Quando decidono di farlo portare in ospedale, lui acconsente, accompagnato da 4 addetti del 118 e a 3 agenti. Ma l'ambulanza che l'aspetta resterà vuota.

di Paola Fucilieri

Commenti

Boxster65

Lun, 20/07/2015 - 14:24

Pensava di essere Superman??.... via, contro il palo della luce!!