Si moltiplicano gli imbrattamenti e le provocazioni: «Noi tocchiamo Milano»

I centri sociali dichiarano guerra ai «ripulitori» di Nessuno tocchi Milano. La conversione del sindaco sulla via della lotta al degrado, dopo quattro anni passati a foraggiare la street art e a tollerare le occupazioni, prima li ha spiazzati, poi divertiti. Così da una decina di giorni, dal momento in cui Giuliano Pisapia e la giunta hanno fatto loro la manifestazione per ripulire la città dalla devastazione dei black bloc ideata dal Pd, preparando delle repliche - la prima il 16 e 17 maggio - hanno lanciato una sfida a distanza. La prima presa per i fondelli è datata 8 maggio. Nel centro sociale Cantiere, via Monte Rosa 84, si è tenuta la serata alcolica-musicale «Nessunotocchilosmachetes», con band e suoni dal Sudamerica. Secondo atto. La giunta raccoglie fino ad oggi le adesioni per «Nessuno tocchi Milano» parte seconda: sabato residenti, associazioni e commercianti andranno con assessori e consiglieri a cancellare i graffiti dai muri in diverse zone della città, domenica si terranno iniziative legate sempre al decoro, non ancora comunicate nei dettagli. Guarda caso, per il 17 anche il Cantiere ha organizzato la contro-manifestazione «Riqualifichiamo piazza Stuparich», e la scelta non è casuale. Il palazzo al civico 17 è occupato abusivamente dal 2013, trasformato nello «Spazio di Mutuo Soccorso». Sarà, fanno sapere i no global, «una giornata da trascorrere all'aria aperta per dire a tutta la città “Let's make our Expo, facciamo la nostra Expo, un'altro mondo è possibile”». Sulla carta: «mercatino dello scambio, prodotti a km zero, autoproduzioni artigianali, piantumazione della piazza». In mezzo, come abbiamo denunciato giorni fa, i compagni del collettivo Lambretta dopo aver occupato per anni le villette Aler di piazza Ferravilla, sono tornati a imbrattare i muri di tutta la zona. Dopo il 1° maggio, così hanno rivendicato il blitz, «abbiamo visto con orrore dispiegarsi un'armata di ciechi imbianchini adoratori del Cif che hanno cancellato qualunque cosa si gli si parasse davanti, senza nessuna attenzione al messaggio. Un esercito guidato dalla propaganda elettorale del Pd, della giunta e delle frattaglie della sinistra istituzionale più imbelle che la storia recente ricordi». Sostengono di aver provato «dolore nel vedere le immagini dei bambini portati a cancellare, fra le altre cose, una scritta che diceva “Carlo vive”, soprattutto perché è evidente che, a fini elettorali, il principale partito del Paese e del Comune non si fa alcuno scrupolo nel rimuovere dal tessuto metropolitano i segni della memoria nel nome della sacralità dei muri». Nella chiamata del Comune secondo loro non c'è altra visione che «la difesa eroica di quattro muri del centro di una città che la giunta immagina come vetrina dei grandi successi di questa amministrazione a partire proprio da Expo». Il Collettivo Lambretta, Lambrate e Bicocca che firmano il messaggio non possono «tollerare che Nessuno tocchi Milano rimanga senza risposta». La prima, battezzata «Noi tocchiamo Milano», è partita appunto da piazza Ferravilla, dove hanno disegnato (anche) un murales in memoria a Carlo Giuliani. Già cancellato a dire il vero. Per questo hanno espresso «disgusto» e promesso: «Torneremo lì come in ogni altro luogo della nostra città e continueremo a disprezzare i “ripulitori”, siano politicanti in cerca di consenso elettorale o singoli». E il 16 (in concomitanza con il cleaning day del sindaco) il Cantiere organizza «occupati del tuo quartiere» in piazza Selinunte, zona San Siro, dove ci sono i comitati anti-sgomberi.