Si trasforma in vandalo per farsi cacciare dall'Italia

Fino a un pochissimo tempo fa il giovane senegalese (avrà tra i 25 e i 30 anni al massimo) che staziona in piazzale Istria non aveva mai costituito un problema per i residenti della zona. Una t-shirt, un paio d'infradito, una coperta, gli abiti lavati alla fontana di piazzale Caserta e la notte trascorsa su una panchina. L'africano ha un aspetto curato, è molto conosciuto, e le persone del quartiere lo salutano e gli parlano. Lui non è mai stato molesto. Racconta a tutti, quasi come in un mantra, di voler essere rimpatriato a ogni costo e di non avere altro obiettivo nella vita. Così la gente del quartiere in questi mesi ha fatto quasi a gara per aiutarlo. Qualcuno gli porta cibo, prova a dargli un po' di denaro, un uomo gli ha addirittura portato i moduli da presentare all'ufficio immigrazione. Il ragazzo di colore però no, ha sempre rifiutato tutto. E gli incartamenti per l'espatrio li ha stracciati davanti all'attonito residente. Il giovane accetta solo il tè, offertogli dal barista ogni mattina. Anche il giornalaio lo ha «ingaggiato» per portare i giornali ai clienti anziani. Dopo due giorni, però, il giovane ha dato forfait. E senza dare alcuna spiegazione.
«I problemi veri sono iniziati un mese fa - racconta preoccupata la signora Emilia, una vedova 72enne che abita da sempre in piazzale Istria -. Il ragazzo ha cominciato a ripetere ossessivamente di non voler più tornare in Senegal, ma di preferire la Francia. Nel mio condominio abbiamo pensato di fare una colletta per pagargli il viaggio, ma lui è senza documenti: all'aeroporto o in frontiera lo rimanderebbero indietro! Per un po' il giovane ha continuato a parlare dei suoi progetti. Poi è “sbroccato”. Ha presente le panchine nuove, in metallo verniciato, posizionate di recente accanto all'entrata della nuova linea del metrò, la lilla? Ecco: il ragazzo senegalese ne ha incendiata una. E abbiamo cominciato ad avere paura perché era evidente che, pur di attirare l'attenzione su di se, stava diventando pericoloso».
Il 21 ottobre un nuovo episodio. Uno studente universitario sta per salire sulla sua auto, una vecchia utilitaria, per recarsi in facoltà, quando si accorge che uno dei vetri è stato frantumato e i fili dell'accensione strappati. I genitori scendono in strada e vengono raggiunti dal senegalese di corsa. «C'est moi, c'est moi! Appellez la police!» grida il giovane addossandosi la colpa del gesto vandalico ed esortando la famiglia a chiamare la polizia. Qualche giorno dopo, domenica 24, il senegalese incendia due panchine accanto all'edicola in piazzale Istria. La polizia lo porta in questura, poi lo rilascia.
Sabato, alle 22, l'ennesimo gesto estremo. «Ha messo degli oggetti sui binari del tram di piazzale Istria, dove passano le linee 7, 5 e 31, dandogli fuoco. Sono arrivati i vigili del fuoco hanno iniziato a spegnere i principi d'incendio, mentre nel frattempo la polizia è stata costretta a deviare il traffico in strada. «Qui, inutile dirlo, temiamo fortemente che il ragazzo, per attirare l'attenzione sul suo caso, possa trasformarsi in un nuovo Kabobo, il ghanese che nel maggio scorso, in zona Niguarda, ha ucciso tre persone a picconate. Stiamo per fare una petizione, ma...Servirà a qualcosa? E, soprattutto, faremo in tempo?».