Si è uccisa la colf morta in casa

Chiarito il giallo di via Coni Zugna: suicida la romena di 35 anni

Il giallo di viale Coni Zugna è durato poco più di una settimana. Il tempo di visionare sui pc della Squadra mobile tutti i filmati delle telecamere di sorveglianza della casa in cui è morta Mariana Odica. La colf romena di 35 anni si è uccisa, gli inquirenti ne sono certi: «È un caso lineare - ha detto il pm che ha coordinato le indagini, Eugenio Fusco -. Lo abbiamo risolto al di là di ogni ragionevole dubbio».

Il pm e il dirigente della Mobile Lorenzo Bucossi hanno spiegato di aver pensato al suicidio fin dal primo sopralluogo la sera del 9 luglio nell'appartamento dove la giovane donna lavorava come colf da pochi giorni. E dove era rimasta sola nel fine settimana. Gli inquirenti hanno però voluto raccogliere tutti gli elementi oggettivi possibili. Fino a quello decisivo: le immagini delle otto telecamere, di cui sette funzionanti, che coprono tutta la casa. Così hanno dissipato ogni dubbio sul presunto omicidio. Nell'arco di tempo in cui sarebbe avvenuta la morte, tra le 14 di sabato 8 e le 14 di domenica 9, nell'appartamento non è entrato nessuno. L'ultima persona a vedere la vittima è stato un inquilino della sua datrice di lavoro che ha bussato per consegnare del denaro. Ma non ha neppure varcato la porta e si è subito allontanato. Anche le prime conclusioni del medico legale avevano parlato di quadro «coerente con un evento auto lesivo». Nel dettaglio: non è emerso alcun elemento «riconducibile all'intervento di terzi»; tutte le zone raggiunte dalle cinque coltellate erano «auto aggredibili» (il coltello è stato trovato sotto il corpo); non c'erano ferite da difesa né segni di colluttazione; c'erano lesioni vascolari e polmonari, nessun colpo inferto con decisione né schizzi di sangue. Mariana si sarebbe accoltellata ripetutamente e sarebbe morta dissanguata. Le indagini, ha sottolineato il pm, si sono svolte in modo ottimale. Diverse persone si sono presentate spontaneamente per testimoniare. È stato inoltre accertato che l'impianto di sorveglianza ha sempre funzionato. Compresa la telecamera puntata su una finestra rimasta aperta. «Abbiamo lavorato per dare una risposta, per quanto dolorosa, anche alla famiglia», ha dichiarato Bucossi. Il motivo del gesto, spiegano gli investigatori, non è emerso e non è neppure stato scandagliato. Quello che è certo è che Mariana era sola tra quelle mura poco familiari, con la sua angoscia e la sua terribile decisione.