«Siamo sempre sulle strade Così combattiamo la paura»

Dai controlli in Centrale alla casbah di via Padova E poi le squadre antiterrorismo nate dopo il Bataclan

Seguire per una notte le pattuglie del Nucleo Radiomobile del comando provinciale dei carabinieri di Milano, impegnati nel controllo del territorio per le vie della città, è come addentrasi in un capoluogo sconosciuto o, comunque, che ci obbliga a guardarlo con occhi diversi: quelli della percezione d'insicurezza. Un serpente dotato di più lingue velenose che non costituisce una sensazione astratta o teorica e non è nemmeno il frutto di una mistificazione dello stress da metropoli. Piuttosto qualcosa che mette radici attraverso le aree degradate, i luoghi dove si ritrova la gente la sera, i vizi, la criminalità diffusa, la circolazione stradale. Radici di malaffare che i militari guidati dal loro comandante, il maggiore Luca Necci, cercano in ogni modo d'individuare. Ma soprattutto di prevenire il dilagare.

STAZIONE CENTRALE

Lo sciame di auto e moto con lampeggianti blu che esce dalla caserma «Montebello» alle 20.12, dopo un briefing tra il comandante e 35 uomini, è uno spettacolo di forza e d'efficienza per gli occhi e contemporaneamente una scarica di adrenalina. Prima destinazione: la stazione Centrale, per i carabinieri «il polso della città» perché luogo di transiti per eccellenza, quindi subito circondato nei suoi punti più strategici con autoradio e moto per iniziare l'attività di identificazione. Quanto sia prioritaria per l'Arma, lo spiega Necci. «Identificare qualcuno che è rimasto a Milano anche per poche ore può dare un contributo preziosissimo a indagini di polizia giudiziaria. Sempre da qui, riusciamo a capire chi è presente sul territorio» spiega il maggiore Necci. Ed è sempre in Centrale, che vediamo per la prima volta le Api (Aliquote primo intervento), vere e proprie unità antiterrorismo, salvataggio di ostaggi e antisommossa, create dall'Arma dopo i fatti parigini del Bataclan e molto simili alla Swat (Special Weapons Assault Team) degli americani: volto coperto da un casco che li rende irriconoscibili, armi lunghe di ultima generazione, allenamenti con il Gis, il Gruppo intervento speciale e corpo d'élite dell'Arma dei carabinieri.

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Da un mega cartellone pubblicitario all'angolo tra piazza XXV Aprile la supermodella del momento, Gigi Hadid, guarda perplessa la movida milanese che scorre sotto di lei. Sono le 21 di una sera qualunque. Un maresciallo di lungo corso (stesso entusiasmo per questo lavoro da 25 anni) e un appuntato ci spiegano che l'età di chi viene qui per rifornirsi di droga si è abbassata di parecchio. «Hanno 13-14 anni quando iniziano a usare i primi stupefacenti leggeri. I maggiorenni invece al momento alla cocaina sembrano preferire lo shaboo che costa meno e fa sballare di più, anche se fa danni enormi all'organismo - spiegano -. Inoltre è tornata in auge l'eroina (una volta detta la droga dei poveri) ma è tagliata malissimo: polvere di marmo, gesso, veleno per topi...».

IL «BRONX» DI VIA PADOVA

Via Padova sta diventando una banlieu parigina. Ci fermiamo all'angolo con via Predabissi. Sempre attraverso le identificazioni è qui - dove esistono interi stabili abitati solo da extracomunitari - che si comprende quanto gli stranieri siano radicati sul territorio e quanto stiano prendendo piede. Si estendono a macchia d'olio e, se arrivano loro in un condominio, in automatico gli italiani se ne vanno: per questo ci sono vie completamente colonizzate (come via Arquà), dove i piccoli nuclei, con abitudini e frequentazioni tipiche di una determinata etnia, diventano poi veri e propri eserciti di extracomunitari. Forse nessun'altra città vive due realtà parallele tanto contigue e tanto differenti. «Attraversato lo spartiacque di piazzale Loreto, infatti, ci troviamo in corso Buenos Aires, la via dello shopping, dinnanzi alla quale via Padova sembra un altro pianeta - spiega un maresciallo aiutante comandante di squadra, 52 anni, milanese, arruolatosi nell'Arma come volontario appena 17enne - L'assembramento di extracomunitari non è accettato dagli altri residenti che li subiscono». Infatti perlopiù sono persone che non lavorano, che abusano di alcol e che spesso abusano di droga. «Per queste ragioni - conclude il maresciallo - i residenti, perlopiù donne e anziani, ci chiamano anche soltanto anche soltanto perché hanno paura di tornare a casa. Infatti in questa zona qui la percezione d'insicurezza dei milanesi è molto alta».

I PARCHI E GLI ARRESTI

Nelle vicinanze di piazzale Gobetti, accanto a un giardinetto, tre marocchini clandestini, rispettivamente di 28, 38 e 26 anni - tutti clandestini, senza fissa dimora, il primo pure con precedenti - vengono sorpresi dopo aver forzato le portiere di una Peugeot e di una Golf e aver rubato due cellulari e un telecomando per cancelli. Accusati di tentato furto aggravato. Poco lontano, all'angolo tra via Porpora e via Accademia, un 26enne cubano, con precedenti e residente in via Padova e il suo complice, un cileno di 25 anni, clandestino, dopo aver rotto il finestrino di una Micra parcheggiata lì, si sono impossessati del navigatore satellitare. Alla vista dei carabinieri non si arrendono e li aggrediscono con calci. Un appuntato si becca un pugno che gli fa sanguinare lo zigomo e la guancia destra. «Quando un ambiente si degrada, il primo segno lo si nota nei parchetti pubblici o nelle aree verdi - conclude Necci - Sono queste persone, che agiscono, nascosti da piante o accanto ai parchi e che inducono famiglie e bambini a scappare. Se il parco è mal frequentato, infatti, le famiglie si allontanano e l'area verde diventa un bivacco di sporcizia e spaccio, pericoloso da attraversare la sera o, come abbiamo visto al Sempione di recente, teatro di aggressioni. In alcuni parchi avvengono violenze sessuali, la gente non può andare a correre... Noi siamo qui anche per questo».