Tra sicurezza e paure il futuro del tribunale

Stretta dei controlli dopo il delitto ma oggi ancora troppe lacune Il pg Alfonso: «Ecco cosa faremo»

Cristina Bassi

Entrare in uno dei tribunali più importanti del Paese con una pistola nella borsa e uccidere tre persone e ferirne altre due. È passato un anno esatto dalla strage compiuta da Claudio Giardiello, ma l'incredulità riguardo a come sia stata possibile rimane la stessa. Il processo a carico dell'ex imprenditore è in corso a Brescia. A Milano si fanno i conti con i dubbi sulla sicurezza a Palazzo di giustizia.

La versione dei fatti a oggi: Giardiello è entrato poco prima delle 9 del 9 aprile 2015 dall'ingresso posteriore di via San Barnaba, uno dei quattro accessi. È passato attraverso il metal detector e ha messo la borsa sul nastro dei controlli, di quelli che si usano negli aeroporti. Il vigilante davanti allo schermo - indagato per omicidio colposo - si sarebbe fatto sfuggire l'arma. Le indagini della Procura di Brescia hanno stabilito che il sistema della sicurezza a Palazzo è «sottovalutato e definito solo per approssimazione». I parenti delle vittime - l'avvocato Lorenzo Claris Appiani, il giudice Fernando Ciampi e l'imprenditore Giorgio Erba - chiedono che si scavi meglio. «La questione delle falle e delle responsabilità nella sicurezza del Tribunale - spiega Vinicio Nardo, che insieme a Cesarina Barghini assiste la famiglia Appiani - non è stata per nulla esplorata. È un problema di organizzazione, occorre approfondire le responsabilità lungo la scala gerarchica». Per ora non ci sono però altri indagati oltre al killer - che risponde di omicidio plurimo premeditato - e alla guardia Roberto Piazza. Il gup ha accolto la richiesta di perizia psichiatrica fatta dal legale di Giardiello, Andrea Dondè. Si va verso il rito abbreviato. Piazza invece è stato rinviato a giudizio.

Il giorno dopo la strage alle entrate si sono formate lunghe code per i controlli. Nessuno spiegamento di forze, solo un'applicazione più rigida dei protocolli già esistenti. Ma in quest'anno? Chi frequenta l'edificio ogni giorno non ha notato cambiamenti sostanziali nella sorveglianza e negli accertamenti. A settembre inoltre la competenza è passata dal Comune al ministero della Giustizia. Il procuratore generale presso la Corte d'appello Roberto Alfonso descrive - progetti alla mano - cosa è stato fatto e cosa si farà. È lui il responsabile della sicurezza e della vigilanza a Palazzo di giustizia. «Negli ultimi dodici mesi - spiega - sono stati sostituiti tutti i metal detector, i più recenti a novembre. Abbiamo anche disposto controlli sull'operato delle guardie alle postazioni». Il cuore del lavoro del pg è il progetto di ristrutturazione dell'intero sistema. Le tavole sono quasi pronte e a fine mese saranno presentate alla Conferenza permanente della Corte d'appello. Dopo l'approvazione, entro giugno, la proposta sarà inviata al ministero che la vaglierà e potrà dare il via libera. Per fine 2016 la prima tranche di lavori dovrebbe essere ultimata. «Abbiamo istituito un tavolo tecnico che si riunisce ogni settimana - continua Alfonso - e ci siamo confrontati con i capi dei diversi uffici e con l'Ordine degli avvocati. La soluzione più adeguata a mio parere è una nuova struttura degli accessi. Proporrò due vie». Sarà la Conferenza poi a scegliere. «Se decideremo di far passare tutti dai controlli, per non creare troppe code, aumenteremo di molto il numero delle apparecchiature. Per ogni ingresso ci saranno quattro metal detector e quattro scanner». I varchi elettronici quindi passeranno dagli attuali cinque a un totale di sedici. «Se invece solo il pubblico dovrà essere ispezionato - continua il pg - ci saranno due varchi elettronici per ogni porta e quattro tornelli per il passaggio di magistrati, avvocati e personale amministrativo muniti di badge». I tornelli avranno una vetrata alta, non saranno scavalcabili.

Non basta. «Prevediamo 300 telecamere nei corridoi, funzionanti anche la notte. Rileveranno i movimenti sospetti e daranno l'allarme. Per rispondere infine alla richiesta di sicurezza dei magistrati, installeremo un videocitofono sulla porta di ogni loro stanza. Queste - conclude Alfonso - le misure essenziali da prendere, anche alla luce della tragedia di un anno fa. Parliamo di un edificio di 150mila metri quadri di superficie su sette piani, con 10mila accessi al giorno. Ma il Palazzo non è un carcere e deve restare fruibile al pubblico». Il contratto con la All System, che con la Securpolice sorveglia gli ingressi, è stato prorogato a fine giugno. Poi ci sarà una nuova gara.