Sicurezza in metrò: arrivano i pavimenti chiari

Lavori nelle stazioni di Cadorna e Duomo, treni ridotti a tre carrozze e gente infuriata. Atm: «Però abbiamo aumentato le corse»

Stefania Malacrida

Arriva la metropolitana. Ma non si sale. Le porte si aprono su un muro di passeggeri schiacciati gli uni agli altri. È nelle ore di punta che l'affollamento del metrò dà il meglio di sé. Per mandarlo in tilt basta un nonnulla, un guasto, uno sciopero. Ed eccolo il problema che lascia la gente sulla banchina in questo agosto milanese: i treni sono ridotti a tre carrozze.
«Deve essere rifatta la pavimentazione nelle stazioni di Cadorna e Duomo - spiega il direttore generale dell'Atm, l'ingegner Roberto Massetti -. Alla fine del mese anche la superficie a ridosso dei binari avrà le stesse piastrelle chiare dei mezzanini». E non è tutto: «Prima o poi - prosegue - il nuovo pavimento dovrà essere posato in ogni stazione della linea uno. È solo una questione di tempo, quello di trovare i fondi in financial sourcing: risistemare una sola banchina costa 1 milione di euro».
Appena partiti i lavori c’è già chi dice no, come i volontari dell’associazione Italia Nostra: per loro il nuovo look «tradisce il progetto ormai classico disegnato nel 1964 da Bob Noorda». «Ma - ricorda Massetti - la metropolitana non è un museo bensì un mezzo, e come tale deve rispondere a precise esigenze».
Presto, dunque, la Mm rossa dirà addio alla sua pavimentazione in gomma a bolle nere, quella originaria che dà l’idea di camminare in una struttura fatta di mattoncini Lego.
Al suo posto una più moderna e resistente, in ceramica e quarzo, «che - afferma il direttore - darà un volto più luminoso ai tunnel. È appurato che i colori chiari aumentano il senso di sicurezza e sappiamo che di questi tempi quanto ce ne sia bisogno».
Un progetto che premia l'estetica. Ma perché solo tre carrozze? «Metà dello spazio sulle banchine - spiega l’ingegnere - è occupato dai lavori già in corso. Al convoglio non rimane che l'altra metà, pari a tre vagoni». Un metodo complicato, a scaglioni. Il treno si ferma di volta in volta in punti diversi, per lasciar posto contemporaneamente da una parte ai cantieri, e dall’altra al passaggio delle persone. Ma così si sacrifica la circolazione «su tutta la linea, in entrambe le direzioni», come ripete la voce registrata su disco. Lo sanno bene i passeggeri, costretti negli orari di punta a tendere il collo per emergere dal mare di corpi. Il centralino dell'Atm è inondato in questi giorni dei reclami di chi rimane a piedi. «Niente paura - risponde la direzione -. A seguito delle lamentele la frequenza delle corse è stata incrementata».
Intanto il popolo del metrò non rinuncia alle proprie abitudini. Persino nella ressa, gomiti stretti e giornale arrotolato, c'è chi prova a leggere. Dopotutto anche il rumore di fondo è familiare: quello dei cantieri, disseminati sempre un po’ ovunque in città. Sottosuolo compreso.