Quel silenzio assordante del sindaco

Oltre il danno la beffa. Beppe Sala sabato è partito di buon mattino con il treno speciale del Pd, direzione piazza del Popolo, per sponsorizzare sul palco della manifestazione nazionale per il Sì al referendum il «modello Milano». «Sono la prova provato che uniti si vince» il messaggio del sindaco alla sinistra anti-Renzi. E dopo la batosta a Roma e Torino, Milano è diventata (anche) in vista del referendum una passerella ideale - o forse l'unica - per venire a fare promesse e proclami in vista del voto del 4 dicembre. Da settembre ha sfilato in città quattro volte in un mese: il 13 settembre per firmare un Patto (virtuale) per Milano, il 21 per aprire la Settimana della moda, il 27 per ri-lanciare il progetto Human Technopole, il 10 ottobre per l'assemblea di Assolombarda. C'era quasi da illudersi che fosse realmente salita l'attenzione del governo nei confronti del capoluogo. Chiacchiere. Nelle ultime settimana il sindaco ha chiesto al governo un cambio di rotta sull'emergenza profughi, Milano sta collassando. Da Roma? Nessun segnale. E sabato mentre Sala tirava la volata al premier per il referendum, sui siti iniziava a girare la notizia dell'ultimo schiaffo: scomparsi dalla Legge di Stabilità i due articoli che garantivano i fondi per mettere in liquidazione la società Expo e dare il via al progetto del campus della Statale sul sito. Ieri sono arrivate le garanzie del ministro Maurizio Martina. Chi ci ha parlato sabato racconta che era sorpreso e deluso quanto Sala per la cancellazione dei fondi nell'ultima versione della legge di Bilancio. Con tutto il rispetto, le rassicurazioni ora possono valere più a livello personale che a nome del governo. La reazione del sindaco? Silenzio totale.

ChiCa