Silos, il Comune conosceva tutti i "buchi" del progetto

La giunta dichiarò inadeguato il piano economico del parcheggio a San Babila, ma lo approvò lo stesso

Errare è umano, perseverare diabolico, dice un vecchio proverbio. E il progetto del parcheggio di via Borgogna che i tecnici di Palazzo Marino vorrebbero a tutti i costi far ripartire, aggirando la sentenza del Consiglio di Stato che lo aveva bocciato, è una bomba a orologeria.

Una bomba il cui detonatore è nelle mani consapevoli della giunta del sindaco Giuseppe Sala, perfettamente edotta del fatto che il piano economico che dovrebbe sostenere il «project financing» di Expo Borgogna Parking è un clamoroso castello di carte destinato a franare ai danni dei cittadini. La prova è nella delibera di giunta numero 1587 del 31 luglio 2014 (governo Pisapia) che approva «sotto pressione» il parcheggio sotterraneo di via Borgogna. La delibera fa riferimento al fatto che quella stessa giunta, due anni prima, aveva dichiarato decaduto il progetto, considerandolo «non più realizzabile sotto il profilo tecnico ed economico-finanziario per il sopravvenuto mutamento della Linea 4 della Metropolitana interferente con il parcheggio». La delibera rivela tuttavia «l'invito» della società Expo Borgogna Parking ad «archiviare la procedura di decadenza» con riserva di chiedere danni al Comune per 11 milioni di euro. Una minaccia che fece cambiare idea a Palazzo Marino e portò alla «transazione», termine tecnico che indica il compromesso. Un compromesso che prevedeva il via libera al parcheggio, purché ridotto del 30 per cento (a causa del nuovo percorso della M4), la conversione dei posti auto pubblici in posti auto privati, la chiusura di un occhio anzi due sul piano economico-finanziario che, per poter stare in piedi, è stato opportunamente «addomesticato».

Vediamo come. Anzitutto il valore dei box, che nel primo piano economico erano stati quantificati al prezzo di vendita di 35mila euro cadauno, in quello definitivo salgono a 94mila: una cifra superiore dell'80 per cento e assolutamente fuori mercato soprattutto da quando, con l'avvento dell'Area C, il prezzo dei box in centro è crollato in modo verticale. Il suddetto piano reca nel 2014 l'asseverazione di Banca Etruria, da lì a poco commissariata, che così scrive: «Nell'asseverare il piano la Banca si è basata su dati e documentazione forniti dal Proponente, i quali non sono stati sottoposti a verifiche di congruità». Cioè i dati economici non sono stati controllati da nessuno, men che meno dal Comune, malgrado la sussistenza di un piano economico in attivo sia condizione essenziale per un project financing che non può rischiare di fallire in corso d'opera. Le stime dicono che questo rischio è in realtà gigantesco per «Expo Borgogna Parking» che, stanti i valori di mercato, anche qualora riuscisse a vendere il totale dei box e posti auto, incasserebbe circa 15 milioni di euro: ovvero due milioni in meno rispetto ai costi di costruzione previsti nella Delibera Comunale 15/87 del 31/07/2014 (17.148mila euro).

Tutti fatti ben noti a Palazzo Marino quando nel 2012 scriveva che il parcheggio «non era più realizzabile sotto il profilo economico-finanziario». Ma in questa vicenda anche scripta volant. «La ciliegina sulla torta è una garanzia fidejussoria al piano a dir poco fantasmagorica di cui è titolare una società assicurativa di Gibilterra, Paese in black list», sottolineano infatti i legali incaricati dai residenti che già preparano questo e altri ricorsi. Uno sicuramente riguarderà il fatto che il parcheggio di Expo Borgogna oggi non ha più neanche i titoli di un project financing, ovvero di pubblico interesse, perché di pubblico non ha più nulla dopo che la «transazione» con il Comune ha anche convertito quasi tutti i posti macchina pubblici in box privati.